giovedì, giugno 21, 2018
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Bimbe sottratte illegalmente, il Questore incontra Emiliano

Dopo l’avvio della protesta si riapre la procedura per il rimpatrio delle due bambine

 

 

di Lucia Mosca

Il caso di Emiliano Russo, musicista 41enne di Limbadi (Vibo Valentia), privato della possibilità di vivere il proprio essere padre, sembrerebbe essere ad una svolta. Ma si potrà dire solo a cose fatte. Dopo che questo padre disperato, che non vede le figlie da 1265 giorni, si è incatenato ieri di fronte al Tribunale di Vibo Valentia, dando il via allo sciopero della fame, il Questore in persona ha ritenuto opportuno contattarlo e garantirgli che la procedura per il rimpatrio sarebbe stata immediatamente riavviata. Insomma, sembra che il caso sia stato riaperto. Emiliano Russo è vittima di sottrazione di minori ad opera della moglie slovacca che, nel 2013, ha portato illegalmente le due bambine, che attualmente hanno 8 e 9 anni, nel Paese di origine dalla nonna. Da allora per Emiliano è iniziata una vera e propria “Via Crucis”, fatta di passione, di viaggi a vuoto, di sofferenza.

“La giustizia italiana – ha commentato  a questo proposito l’uomo  – sì è comportata come Ponzio Pilato”. Dopo una strenua lotta per riportare in Italia le bambine, senza alcun concreto risultato, Emiliano ha deciso di rendere visibile la sua protesta. Pacifica, senza eccessi. Semplicemente legandosi di fronte al Tribunale di Vibo Valentia e dando il via allo sciopero della fame. Emiliano non è stato mai solo: si è visto circondato dall’affetto dei concittadini di Limbadi, giunti in massa per offrirgli il proprio aiuto. E’ stato sostenuto dalle persone che si sono fermate a parlare con lui. E’ stato animato dalla speranza che qualcosa potesse finalmente muoversi. Noi confidiamo nel fatto che sia davvero così.

Perché sarebbe giusto. Doveroso. Emiliano è stato privato della possibilità di assolvere alla propria naturale funzione di padre nel 2013, quando la sua signora ha deliberatamente denunciato un presunto maltrattamento in famiglia per allontanarlo mentre portava via le due bambine. I fatti parlano chiaro. Ora la giustizia, si spera, farà il suo corso, e se sarà così questo padre, ridotto allo stremo, potrà finalmente vivere la propria paternità. Dare un’educazione alle proprie figlie. Abbracciarle in qualsiasi momento ne abbia bisogno. E’ giusto non perdere la fiducia nella giustizia italiana perché, malgrado i numerosi casi che parlano di malagiustizia, esistono ancora brave persone che fanno onestamente il proprio dovere. E noi confidiamo in loro. Ma, non per malevolenza, ma solo ed esclusivamente per la naturale diffidenza che contraddistingue le persone concrete e razionali, potremo scrivere la parola fine a questa storia solo quando le bambine saranno state rimpatriate e si sarà effettivamente reso onore all’idea, al concetto, all’ideale che campeggia in tutte le aule di Tribunale: “La giustizia è uguale per tutti”.

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