venerdì, 28 Febbraio, 2020
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Cura sperimentale possibile: riaperto il caso di Charlie Gard

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Una cura sperimentale potrebbe aiutare Charlie Gard: i genitori del piccolo possono finalmente riprendere a sperare. Il personale medico del Great Ormond Street Hospital di Londra ha chiesto all’Alta Corte una nuova udienza che è stata fissata per lunedì “alla luce delle richieste relative a possibili altri trattamenti”. L’ospedale londinese puntualizza che “è giusto tentare, ne siamo convinti con i genitori di Charlie”.

Questo dopo la lettera del Bambin Gesù di Roma e gli sforzi compiuti dalla Santa Sede perché non si ponesse fine troppo in fretta e senza tentare il tentabile alla vita del piccolo Charlie Gard. Il caso è stato quindi riaperto e questo è avvenuto grazie ad una sinergia di forze che ha visto coinvolti gli Stati Uniti, il nosocomio romano, la Santa Sede, le pressioni politiche tese a dare altro tempo ad un bambino sul quale pendeva la spada di Damocle di una vera e propria condanna a morte. Alla luce degli ultimi eventi possiamo dire che è stata una fortuna che la spina non sia stata staccata. Altrimenti un bambino sarebbe morto senza avere la possibilità di cure sperimentali forse in grado di aiutarlo. Quando c’è di mezzo la vita, è giusto tentare fino a che, certo, non si rischi di scadere nell’accanimento terapeutico fine a se stesso. Ma forse in questo caso era un po’ troppo presto per chiudere il caso.

“Ci sono evidenze in laboratorio che il protocollo per la cura di Charlie può funzionare”, hanno scritto i medici del Bambin Gesù di Roma. Quindi, chi ha stabilito e come che il piccolo doveva morire? Perché non sono state prese in considerazione tutte le opzioni concretamente possibili? L’America si è addirittura offerta di mandare la cura sperimentale  a domicilio. Quindi, sulla base di quali risultanze sarebbe stato stabilito senza ombra di dubbio che il piccolo Charlie non aveva alcuna possibilità? E’ chiaro che il lieto fine non è ancora stato scritto in quanto l’Alta Corte riesaminerà il caso ma non è detto che il finale sia diverso. Tuttavia una possibilità è stata data. E questo mette in evidenza come il giudizio precedentemente espresso sia stato forse eccessivamente frettoloso.

“Siamo consapevoli – dichiarano gli esperti – del fatto che la terapia con deossinucleotidi per il deficit RRM2B sia sperimentale e, in teoria, dovrebbe essere testata su modelli murini. Tuttavia, non c’è tempo sufficiente per svolgere questi studi e giustificare il trattamento per Charlie Gard, che è affetto da una grave encefalopatia dovuta a mutazioni RRM2B. Alla luce di questi importanti nuovi risultati riguardanti la biodisponibilità dei deossinucleotidi somministrati per via esogena nel sistema nervoso centrale, chiediamo rispettosamente che questa terapia possa essere somministrata a Charlie Gard”.

Nel mentre il New York Presbyterian Hospital/Columbia University Medical Center si è reso disponibile ad offrire le proprie cure al  piccolo Charlie attraverso una terapia sperimentale studiata proprio per la sindrome da deplezione del Dna mitocondriale. Il trattamento è stato già testato su un  bambino di Baltimora, Art Estopinan Jr. Il piccolo aveva solo  diciotto mesi quando gli venne diagnosticata la malattia del Dna mitocondriale. Oggi il bimbo, grazie alla cura sperimentale, muove alcuni arti.

La scienza evolve in fretta e se il piccolo Charlie Gard avrà la possibilità di vivere, non è detto che la sua esistenza non possa migliorare. Ogni vita ha diritto ad una possibilità, soprattutto quando a chiederla è un bambino di soli 10 mesi.

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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