lunedì, dicembre 11, 2017
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Alfano e la politica dei due forni: in Sicilia la ciambella non riuscirà col buco

Il prossimo 5 novembre si terranno le elezioni regionali in Sicilia, terra di origine di Angelino Alfano – ex delfino berlusconiano senza quid, ed attuale alleato del PD al governo – il quale oscilla fra le ipotesi di alleanza con il centrodestra e le profferte di accordo con il centrosinistra provenienti dai renziani, terrorizzati dal rischio di una sonora sconfitta elettorale nell’isola a pochi mesi dalle politiche 2018.

Ma stavolta si fanno i conti senza l’oste, in quanto dalle diatribe interminabili all’interno ed all’esterno dei tradizionali schieramenti conservatore e progressista potrebbe ulteriormente avvantaggiarsi il terzo incomodo, ovvero il Grillino Giancarlo Cancelleri, attuale capogruppo del Movimento 5 stelle alla Assemblea Regionale Siciliana ed investito personalmente da Beppe Grillo del ruolo di candidato Presidente nell’isola.

D’altronde i 5 stelle appaiono attualmente largamente il partito con maggiore consenso da parte dei siciliani, e le notevoli difficoltà manifestate dal centrodestra e dal centrosinistra nel formare le proprie coalizioni elettorali e nell’individuare i propri candidati Governatori sembrano poter avvantaggiare proprio i grillini.

Ma il maggior ostacolo alla tattica del doppio forno da parte di Alfano proviene dalla espressa contrarietà ad una alleanza con lui proveniente non solo dalla Lega di Matteo Salvini che ha sempre fatto della condanna del trasformismo alfaniano e verdiniano un cavallo di battaglia della propria azione politica, ma anche da Fratelli d’Italia della Meloni che esplicitamente citano come requisito della possibile coalizione una vocazione patriottica ed identitaria degli alleati, che automaticamente escluderebbe Alfano in quanto protagonista in negativo della vicenda dell’immigrazione clandestina per il suo appoggio a Renzi prima con la sciagurata operazione MARE NOSTRUM, e poi con la ancora più disastrosa operazione TRITON nella sua duplice veste di Ministro degli Interni prima e poi di Ministro degli Esteri con l’ultimo governo Gentiloni.

E soprattutto la rendita di posizione di cui il neocentrista Alfano pensava di poter fruire appare sempre più vacillante alla luce degli ultimi sondaggi che darebbero Nello Musumeci eventualmente appoggiato da un centrodestra unito anche senza Alfano come favorito nei sondaggi per lo scranno di Presidente a Palazzo dei Normanni.

Non si fa fatica a crederlo se appena si considera la fallimentare esperienza della Presidenza Crocetta uscente, e se si considera la notevole popolarità che l’ex presidente della Provincia di Catania conserva in terra etnea, da sempre culla della destra politica in Sicilia.

Si rischia quindi che gli interminabili tentennamenti di Alfano fra i due forni ipotizzati, possano far bruciare la pagnotta da cuocere o quantomeno possano vedere la proverbiale ciambella uscire senza buco.

Resta infine da vedere cosa ne penseranno gli elettori siciliani reduci da decenni di malgoverno della eterna riproposizione di politici tanto vicini al potere ed alle poltrone, quanto lontani dai cittadini e dai loro problemi quotidiani, non ultimi quelli provocati dalla autentica invasione di clandestini che sbarcano nei porti e sulle spiagge dell’isola con i problemi ed i costi conseguenti.

Infine sembra difficile poter prevedere brillanti successi nelle urne per Angelino Alfano, assurto ormai da anni ad autentico simbolo del trasformismo: prima di lui ci provò l’allora Presidente della Camera Gianfranco Fini, con i fallimentari risultanti che ne conseguirono.

Gianni Brandi

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