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“Trump è un suprematista bianco”. Jemele Hill sospesa dalla Tv ESPN

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La giornalista sportiva Jemele Hill delle emittente ESPN ha pensato bene due giorni fa di entrare a gamba tesa nella polemica sorta fra le stelle dello sport a stelle e strisce e la attuale presidenza americana, definendo in un twitter Donald Trump come un suprematista bianco.

Ma forse alla stessa giornalista è sfuggito il fatto che meno di un mese fa, e precisamente il 15 settembre scorso Trump aveva condannato ufficialmente i suprematisti bianchi firmando una risoluzione votata all’unanimità dal Congresso americano che respinge i nazionalisti bianchi, il Ku Klux Klan, i neonazisti e gli altri gruppi che promuovono l’odio, pur ribadendo come è ovvio di condannare la violenza da qualsiasi parte politica provenga.

E non pare che le star strapagate del basket e del football USA debbano essere considerate fra le minoranze discriminate bisognose di avvocati d’ufficio.

Ma la Jemele Hill, poi sospesa dalla emittente televisiva per la violazione della linea editoriale apolitica ed imparziale della rete, ha pensato bene di rincarare la dose, prendendosela anche con l’imprenditore Jerry Jones, dal 1989 proprietario della squadra di football americano dei Dallas Cowboys che aveva minacciato di non far giocare gli atleti che al momento dell’inno si sarebbero inginocchiati per protesta.

“Ha solo creato un problema per i suoi giocatori, in particolare quelli neri. se non si inginocchiano qualcuno li vedra’ come dei venduti” la tesi proposta dalla giornalista militante, dimenticando che onorare l’inno americano dovrebbe essere un obbligo morale per ogni cittadino statunitense, soprattutto se strapagato e famoso come i campioni dello sport.

E non si può accettare che il timore dell’eventuale rischio di essere visti come venduti da qualcuno che ritenga giusto non onorare la bandiera o l’inno a stelle e strisce possa prevalere sull’obbligo morale di rispettare la propria Patria.

Il fatto che stelle capricciose e strapagate dello sport a stelle e strisce, che percepiscono stipendi multimilionari con i quali camperebbero migliaia di famiglie americani, si atteggino a leader politici rivoluzionari permettendosi di offendere non solo il proprio Presidente ma le decine di milioni di connazionali che lo hanno votato fa accapponare la pelle e salire il sangue al viso per la vergogna.

LOVE IT OR LEAVE IT. Ama l’America oppure lasciala, suona un detto emblematico del patriottismo a stelle e strisce, di quel patriottismo che 16 anni fa spinse Pat Tillman a dire di no ai 9 milioni di dollari offertigli dai St. Louis Rams per accorrere in difesa del proprio Paese colpito dall’attacco terroristico alle Torri Gemelle di New York ed andare a morire in Afghanistan.

Ne avranno mai sentito parlare le stelle milionarie dello sport americano, che dalla loro Patria hanno ricevuto gloria e valanghe di dollari?

                                                                                     Il Conte Rosso

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