sabato, Settembre 19, 2020
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REFERENDUM, C’E’ CHI DICE NO. L’ITALIA

 

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Il graffio della tigre  – editoriale

Alla fine ha vinto il NO. UN NO forte e compatto, mai forse così prima d’ora. A decidere è stata un’ Italia  unita non tanto contro la riforma, ma contro quello che rappresentava: un sistema che da tempo esclude i cittadini dalla possibilità di decidere delle proprie vite. O almeno di provarci. A urlare il proprio NO è un Paese impoverito dalla crisi, defraudato dei propri diritti, un Paese fatto di giovani senza lavoro e senza prospettive, una generazione che è invecchiata all’ombra di un precariato senza diritti, imprenditori strozzati da una tassazione iniqua, di disoccupati, magari senza casa e ridotti all’indigenza, di cui nessuno si preoccupa. Il futuro? Non potrà essere peggiore di così. Qualsiasi evoluzione, seppure tormentata e non priva di momenti bui, non potrà che preludere ad un cambiamento di cui stavolta, dopo tre governi imposti agli italiani, gli stessi italiani potranno essere finalmente protagonisti. In tutto questo, il premier Matteo Renzi si è dimostrato ben lontano dal comprendere gli umori dei cittadini, piegati e spezzati da un sistema mangia-soldi che non funziona, a partire dalla scuola per finire con la sanità. Personalizzando il Referendum, non ha fatto altro che tirare un clamoroso autogol, di cui adesso paga le conseguenze. Tuttavia qui non si parla di Renzi. Chiunque fosse stato al suo posto e si fosse reso responsabile delle stesse azioni, avrebbe subito la stessa sorte.  Gli italiani hanno detto infine NO (parliamo ovviamente di chi risiede in Italia e paga le tasse in Italia) ad un sistema che si autoalimenta ormai in maniera clamorosamente sfacciata alle spalle dei cittadini onesti, privilegiando i parassiti di Stato  a carico della spesa pubblica.

Basta con il sistema clientelare, corrotto, che consente falsi collaudi anti-sismici inevitabilmente smascherati dai recenti sconvolgimenti tellurici. Basta bugie, basta prese in giro, basta ingozzarsi a spese dei contribuenti. Per una volta ha vinto la gente.  

Aurora Contessi

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

One thought on “REFERENDUM, C’E’ CHI DICE NO. L’ITALIA

  1. E ora contro chi?
    Un’altra fulgida cometa si è spenta nel cielo politico italiano. Solo che la sua parabola non è durata vent’anni ma solo tre.
    Grande affabulatore, Renzi è riuscito ad ingraziarsi una gran parte degli italiani pur non disponendo del sostegno mediatico e dei capitali del predecessore. Il suo percorso governativo non è stato caratterizzato solo da chiacchiere, purtroppo ha voluto fare troppe cose, in parte riuscendovi tanto che in tanti hanno notato come abbia realizzato dei progetti dove il più longevo politicamente Berlusconi non ce l’aveva fatta. Peccato che per ottenere questo risultato abbia dovuto ricorrere agli esodati del centro destra snaturando la sostanza di quello che una volta era il PD.
    Giovane iperattivo ha trascurato però due cose importanti e cioè che solo chi non fa non sbaglia mai e che fare significa cambiare e di conseguenza attirarsi le antipatie di quelle categorie minacciate dal cambiamento.
    Renzi ha sbagliato molto, ma il suo errore più grande è stato quello di non capire quali erano i sentimenti e le preoccupazioni degli italiani, affidando il suo destino politico al risultato del referendum.
    Nel panorama politico italiano dal dopoguerra c’è sempre stata una forte contrapposizione tra le parti e chi governava sfruttava questo antagonismo per rafforzare il suo potere. Per cinquant’anni la DC ha governato facendo dell’anticomunismo la sua bandiera, bandiera che è stata agitata successivamente dallo stesso Berlusconi, che a sua volta è diventato vittima dell’antiberlusconismo che lo ha fatto cadere definitivamente. Nel momento in cui si conia un neologismo con prefisso anti, il relativo bersaglio dovrebbe cominciare a preoccuparsi seriamente. Renzi probabilmente non ha preso sul serio l’antirenzismo, ha solo bollato tutti gli avversari (centro, destra, sinistra e una parte del PD) con l’appellativo di accozzaglia dimenticando di fare un po’ di conti e di valutare quanti voti avrebbe potuto raccogliere questa accozzaglia.
    E ora? Berlusconi una volta tanto ha detto una cosa giusta: Renzi oggi è l’unico vero leader politico. Tutti gli altri, da quelli con la bava alla bocca come Grillo e Salvini a quelli che sulla bocca hanno ancora il latte come di Maio e Di Battista, sono solo delle caricature di leader.
    La domanda sorge spontanea: chi sarà ora in grado di prendere il potere e diventare il bersaglio del prossimo antixxx?

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