martedì, Settembre 22, 2020
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Dal paradosso alla follia: insulti ai giovani che cercano lavoro all’estero a fronte del niente italiano

Ci risiamo: nè mammoni, nè annoiati nè bamboccioni!  Basta provocazioni da parte dell’ennismo governo clandestino, provassero Lorsignori a cercare un lavoro decente senza raccomandazioni . Meriterebbero un bel contratto a progetto

 

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Il graffio della tigre – editoriale 

A seguito delle incredibili e reiterate dichiarazioni provocatorie rilasciate negli ultimi 5 anni contro i giovani Italiani in cerca di occupazione da parte di vari esponenti dei numerosi “GOVERNI TECNICI”  – o comunque non eletti dagli Italiani – succedutisi, che in un grottesco crescendo rossiniano sono stati dapprima definiti dall’ex Vice-Ministro del Welfare Martone come SFIGATI laddove non si fossero ancora laureati alla “veneranda” età di 28 anni – senza considerare gli encomiabili casi di decine di migliaia di casi rappresentanti da studenti-lavoratori che nella più scandalosa precarietà si arrabattano per alleviare le proprie famiglie dall’onere di mantenere una figlia o un figlio all’Università – successivamente dall’allora Premier Monti (nel fortunato e rarissimo caso in cui avessero trovato un lavoro a tempo indeterminato) come ANNOIATI ed anacronistici seguaci del miraggio del posto fisso – che almeno consente al lavoratore in questione l’accesso al credito per costruirsi una famiglia N.d.R. – , poi dall’ex Ministro dell’Interno Cancellieri come MAMMONI dediti alla ricerca del posto fisso sotto le gonne della mamma, ed infine oggi dal Ministro del Lavoro (SIC!!!) Poletti che apostrofa i giovani Italiani trasferitisi all’estero per lavorare come soggetti di cui non si sente la mancanza e che è meglio non avere fra i piedi, noi manifestiamo la più ferma indignazione nei confronti di tali inaccettabili dichiarazioni e difendiamo i milioni di giovani perbene che in Italia lottano per costruire un futuro per sé e per le proprie famiglie.

   Queste inqualificabili ed inaccettabili dichiarazioni che offendono milioni di giovani Italiane ed Italiani che cercano faticosamente fra mille difficoltà di costruirsi un futuro in una Paese saccheggiato da 70 anni dagli sperperi della classe dirigente di cui hanno lautamente approfittato i cosiddetti “politici” ben spalleggiati dagli altrettanto cosiddetti “tecnici”, dimostrano la abissale e spaventosa distanza creatasi fra la società civile ed i sedicenti governanti che oggi inopinatamente e disastrosamente ci amministrano.

   Le assurde provocazioni della casta di Palazzo Chigi che – come Maria Antonietta ai tempi della Bastiglia dileggiava il popolo senza pane invitandolo a preferire le brioches – irridono alle drammatiche difficoltà lavorative dei nostri giovani (riecheggiando il vergognoso BAMBOCCIONI di Prodiana memoria) vanno respinte al mittente, restituendo al popolo sovrano la libertà di scegliere da chi farsi amministrare senza manifestazioni di insensibilità ed arroganza soprattutto in un momento di drammatica CRISI ECONOMICA ED OCCUPAZIONALE come quella che stiamo affrontando nel nostro territorio e nella nostra Nazione.

 

Redazione
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One thought on “Dal paradosso alla follia: insulti ai giovani che cercano lavoro all’estero a fronte del niente italiano

  1. Dal proponente del Jobs Act, il cui maggior vanto è l’eliminazione dell’articolo 18, non è che ci si poteva aspettare qualcosa di meglio. E’ la conseguenza del moderno sistema di affidamento degli incarichi ministeriali per incompetenza (una semianalfabeta all’istruzione, uno che non spiccica una parola di inglese agli esteri ed uno che non ha mai lavorato in vita sua al lavoro) che ci porta a certi risultati. Concordo in buona parte con le argomentazioni del tuo articolo, l’unico punto su cui ho dei dubbi è sul fatto che un governo fatto da eletti, visto il deplorevole livello culturale, etico e politico (in senso buono) del nostro parlamento, avrebbe potuto fare meglio.
    Simpatica l’analogia tra il nostro e Maria Antonietta, ma bisogna considerare che con ogni probabilità la regina era in perfetta buona fede, mentre la malafede del ministro è più che evidente (basta pensare ai cospicui finanziamenti ricevuti dal suo figliolo per un giornalucolo di provincia che nessuno legge).
    Potremmo chiedere e forse ottenere le dimissioni di questa nullità, ma con questa classe politica c’è il rischio che ce ne capiti uno peggiore.

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