venerdì, Ottobre 23, 2020
Home > Italia > Giustizia per Federico Barakat, l’ultima parola a Strasburgo

Giustizia per Federico Barakat, l’ultima parola a Strasburgo

 

 

Il caso di Federico grida vendetta di fronte a Dio e agli uomini. Antonella Penati non ha più suo figlio, sta perdendo la casa in quanto condannata al pagamento di spese legali legate ad un processo seguito da una sentenza ingiusta.
Vive nel ricordo di una bambino che non è stata messa nelle condizioni di proteggere. Ed ora attende il verdetto della Corte di Strasburgo, ultimo baluardo di giustizia al di là di un Paese, come il nostro, che non offre ormai più giustizia.
Federico rappresenta tutti i figlicidi italiani, nella quasi totalità avvenuti a seguito di un femminicidio e sopratutto a causa del mancato ascolto delle vittime di violenza domestica.
Unico caso in occidente di “bambino ucciso in ambito protetto” perchè nè lui né la madre che denunciarono violenza e abusi del padre vennero mai ascoltati. Due anni di ingiustizia e nonostante le responsabilità gravi di chi doveva proteggerlo sono stati tutti assolti. I servizi sociali non hanno mai chiesto scusa e sono lì ancora al loro posto. La drammatica vicenda, grazie alla tenacia e alla forza di Antonella, è da qualche tempo approdata a Strasburgo.
La madre di Federico lotta per suo figlio, ma soprattutto per tutti i bambini che in Italia subiscono violenza anche da parte delle istituzioni.
Martedì 27 gennaio 2015 la Corte di Cassazione di Roma ha assolto i tre imputati per la morte di Federico Barakat, il bambino di 8 anni ucciso dal padre il 25 febbraio 2009 durante quello che avrebbe dovuto essere un incontro protetto dai servizi sociali nei locali dell’Asl del comune di San Donato Milanese.

“Il padre di Federico  – racconta Antonella – era di origini egiziane ma stava in Italia da molto tempo. All’inizio della nostra storia era una persona integrata, colta, un ‘operatore turistico stimato. Ma poi la sua persona è drammaticamente cambiata sin da subito la nascita di nostro figlio”. “La mia vita e quella del mio piccolino  – aggiunge – era precipitata in un incubo fatto dalle continue sparizioni e continui ritorni di suo padre, ogni volta sempre più disturbato, violento ed ossessivo. Come madre feci una scelta di allontanare la follia, la cattiveria , del padre dalla vita di Federico. Sono però iniziati anni di soprusi, minacce, aggressioni, vero e proprio STALKING fatto di minacce, telefonate in tutte le ore del giorno e della notte, inseguimenti in auto, (pochi giorni prima dell’uccisione mi stava buttando giù da un ponte , con a bordo Federico). La Legge sullo stalking era in discussione proprio in quei giorni in Parlamento. E’ diventata legge 3 giorni dopo la sua morte”. E ancora: “Mi sono rivolta ai Carabinieri, al Tribunale dei Minori di Milano, ai Servizi sociali di San Donato pensando mi potessero aiutare. Furono proprio questi ultimi che mi imposero di fare vedere al bambino al padre ( sottovalutando la sua pericolosità) tentai di oppormi ma fu tutto vano. Se mi fossi opposta alle visite in ambito protetto me lo avrebbero tolto così mi dicevano ogni volta che segnalavo l’aumento del disagio paterno”. “ Signora cosa vuole che succeda  – cosi le sarebbe stato detto – ci siamo qui noi, ce ne assumiamo noi la responsabilità di suo figlio, lei pensi a fare la madre” . Dopo l’omicidio le fu recapitata mesi dopo ( a Dicembre, il primo Natale senza Federico ) via posta dal comune una lettera in cui le si diceva: “ il nostro staff non centra nulla. “Mi definirono esagerata – commenta Antonella – , ero colei che voleva ledere la figura genitoriale paterna”.
Federico è morto il 25 febbraio 2009 in seguito ad un’aggressione armata ad opera del padre, durante un colloquio, che era stato garantito sotto protezione, all’interno della ASL di San Donato Milanese. Prima di quel giorno, per anni Antonella e Federico avevano subito minacce e soprusi da quell’uomo ormai divenuto violento ed ossessivo. Malgrado le aggressioni continue, Tribunali, Carabinieri e assistenti sociali decisero di considerare la parte da tutelare (e proteggere) quella paterna, consentendogli di incontrare il piccolo, sottovalutando clamorosamente la pericolosità denunciata da madre e figlio.
Paradossalmente, quel contesto ritenuto sicuro e controllato fu lo stesso in l’uomo entrò indisturbato armato di coltello e pistola, lo stesso in cui lo uccise prima di togliersi la vita. In quella stanza Federico venne lasciato solo, senza tutori, senza custodi, senza protettori.
Il 27 gennaio 2015, le persone che dovevano tutelare Federico, sono state assolte dalla Corte di Cassazione. Ora, dopo il recente pronunciamento della Corte di Strasburgo in merito alla violenza sulle donne in Italia, la speranza è che anche sul caso di Federico possa essere finalmente fatta giustizia. Una giustizia ormai troppo lontana dalle nostre vite, una giustizia ormai solo riservata a pochi, e quasi mai a chi la merita davvero.

Lucia Mosca

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

One thought on “Giustizia per Federico Barakat, l’ultima parola a Strasburgo

  1. storia molto triste,ma conferma che quando intervengono servizi sociali e tribunale dei minori per ogni genitore è l’inizio di un lungo calvario di sofferenze per tutto l’ambito familiare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *