giovedì, agosto 22, 2019
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TRUMP E L’ERRORE SIRIA: LA SVOLTA MONDIALISTA

INTANTO L’ISIS “FESTEGGIA” A STOCCOLMA E IN EGITTO

 

di Gianni Brandi

E’ davvero un grave errore da parte del nuovo presidente Trump il bombardamento della seconda più importante base aerea delle forze armate di Assad in Siria con diverse decine di missili TOMAHAWK ( di cui molti peraltro giunti fuori bersaglio).

Tale attacco, teoricamente utilizzato come ritorsione per l’utilizzo di armi chimiche contro la popolazione civile nel nord-est della Sira attribuito dalla Amministrazione americana alla aviazione Siriana, si sta rivelando un autentico boomerang per una molteplice serie di motivi.
Anzitutto non sono state esibite le prove che accerterebbero la responsabilità di Assad nell’utilizzo delle armi chimiche, né pare che la rappresaglia possa essere giustificata dalla morte di 30 bambini nell’attacco chimico citato, poiché il governo Siriano lamenta la morte di 9 civili nel raid Americano, di cui 4 bambini.
Inoltre il bombardamento voluto da Trump, oltre a peggiorare drasticamente i rapporti con la Federazione Russa, alleata storica di Assad il cui intervento solo è riuscito in un anno e mezzo a ribaltare l’andamento della guerra infliggendo duri colpi ai terroristi islamisti e consentendo al governo Siriano di recuperare il controllo di Aleppo – seconda città del Paese – e di numerose provincie cadute in mano al nemico, sta finendo come era facile prevedere per favorire i terroristi dell’ISIS che non a caso stanno già “festeggiando” a modo loro per l’insperato aiuto ricevuto con una ondata di attentati contro i civili a Stoccolma e contro i cristiani copti nelle Cattedrali di varie città dell’Egitto.
Ancora più preoccupante appare la svolta mondialista di Trump se la si raffronta con i tweet dello stesso Trump di 3 anni e mezzo fa in cui si contestava ogni possibile attacco militare in Siria, come una azione dalla quale non poteva giungere alcun benefico agli Stati Uniti, ma solo gravi danni.


Fa riflettere infine come la radicale svolta del presidente Americano nel senso voluto dall’establishment burocratico e militare Statunitense, proprio nel senso interventista ed anti-Russo che Trump contestava alla Clinton in campagna elettorale, sia giunta poche ore dopo la rimozione del proprio principale consigliere politico Steven Bannon dai propri incarichi in materia di sicurezza, come richiesto a gran voce dai vertici dell’establishment stesso.
C’è da sperare che la spinta propulsiva della radicale svolta politica introdotta dalla imprevista elezione di Trump alla Casa Bianca non si sia già esaurita: il fatto che oggi i vertici politici e mediatici degli Stati Uniti, nonché i vari alleati sparsi per il mondo plaudano entusiasticamente al disastroso errore commesso, in maniera più o meno servile, dovrebbe far riflettere lo stesso Trump se appena si considerasse che i plaudenti amici di oggi, erano gli acerrimi nemici di ieri quando gli stessi erano schierati forsennatamente a favore della manovrabile Clinton e contro l’outsider Trump.
Quella elezione a sorpresa contro tutto e contro tutti (ivi compresi i vertici dello stesso partito Repubblicano) avevano fatto sorgere una speranza di poter spezzare il circuito autoreferenziale della politica Americana, riportando il popolo sovrano al timone della Nazione: Trump non dimentichi i pochissimi alleati che lo hanno sostenuto in una campagna elettorale che sembrava disperata, e ricordi che i milioni di Americani che gli hanno dato fiducia vogliono lavoro, benessere e sicurezza in casa propria e non bombe in Siria contro chi combatte i terroristi.

 

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