domenica, maggio 19, 2019
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Putin contro Trump, rapporti al minimo

  Dal “passo falso Siria” all’escalation parolaia sulla Corea del Nord

 

 

Il graffio della tigre – editoriale

Vladimir Putin non nasconde più la sua delusione nei confronti della imprevedibile svolta mondialista adottata – probabilmente “obtorto collo” – dall’Amministrazione Trump: l’incredibile bombardamento della base aerea Siriana a Shayrat da parte dei missili TOMAHAWK lanciati dalle navi da guerra a stelle e strisce che incrociano nel mediterraneo, oltre a favorire i terroristi dell’ISIS senza alcuna autentica prova della responsabilità di Assad nell’attacco chimico a civili commesso nella provincia di Idlib controllata dagli jihadisti, ha gelato le timide speranza di un riavvicinamento fra Russia ed USA nel nome di una lotta comune al terrorismo.

Sembra profilarsi all’orizzonte un nuovo caso Bin Laden, il fondatore di AL QAEDA che venne sostenuto e finanziato dai servizi segreti americani al tempo dell’intervento sovietico in Afghanistan per combattere i Russi, e non sembra che il regime dei talebani che prese il posto del governo filosovietico all’epoca al potere a Kabul, si sia dimostrato preferibile, tutt’altro.


Altrettanto pericolosa sarebbe la catastrofe di una defenestrazione di Assad pilotata dagli USA contro il sostegno Russo, che spalancherebbe all’ISIS la possibilità non solo di salvare la roccaforte di Raqqa dove si trovano attualmente assediti, ma di riprendere la marcia trionfale verso Damasco.

Purtroppo il siluramento – per fortuna meno cruento – del principale consigliere Steven Bannon da parte di un Trump pressato dall’establishment fa temere il consolidamento della svolta mondialista da “sceriffi del mondo” che le classi dirigenti a stelle e strisce agognano veder realizzare dalla nuova amministrazione.

Ma era proprio questo che desideravano dal loro candidato le decine di milioni di sostenitori di Trump che lo hanno eletto a dispetto di tutte le previsioni chiedendo lavoro, sicurezza ed ordine prima di tutto nella Madrepatria? Sembrerebbe esattamente il contrario.

C’è da sperare che Donald Trump recuperi la propria autonomia di giudizio ed il proprio pragmatismo e sfugga alle pessime sirene di Washington: altrimenti si rischia un secondo passo falso in Corea del Nord dove le folli minacce ai vicini del regime di Pyongyang vanno combattute attraverso un accordo con il governo Cinese che può influire sulle scelte nord-coreane e non con nuovi pericolosi bombardamenti, né con escalation verbali che da sempre avvantaggiano i regimi dittatoriali.

HISTORIA MAGISTRA VITAE: speriamo bene che “il Donald” rinsavisca in fretta.  Nel mentre l’unica cosa certa è che tra Putin e Trump attualmente i rapporti diplomatici sono al minimo.

Gianni Brandi

 

 

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