martedì, Settembre 21, 2021
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Trump-Lavrov, prove di disgelo fra la Casa Bianca ed il Cremlino

Donald Trump, reduce dall’improvviso siluramento dell’ex Capo dell’FBI James Comey nominato all’epoca da Obama e rimosso dall’incarico fra le inevitabili polemiche, riallaccia il dialogo con il Cremlino incontrando alla Casa Bianca il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Dopo la forte tensione successiva all’improvvido raid aereo statunitense in Siria diretto contro una base delle forze armate di Assad che si oppongono – con l’appoggio dei miltari Russi – al terrorismo islamista radicato nel Paese, giustificato dalla presunta responsabilità dell’aviazione lealista in un attacco chimico nella regione di Idlib in mano ai ribelli senza però l’evidenza di prove in merito, si torna a cercare una intesa che sarebbe fondamentale per dare maggiore forza ed efficacia alla guerra contro l’ISIS e contro Al-Qaeda che finora si sono avvantaggiati delle spaccature presenti nel campo avverso. Ed ancora più simbolico appare l’incontro di Trump con Lavrov se visto in relazione alla crescente isteria anti-russa che dilaga fra gli avversari del neopresidente Americano, che si affannano a denunciare un fantomatico Russiagate.

Il teorico complotto che democratici USA e grandi organi di informazione intendono combattere, riguarderebbe una presunta influenza del Cremlino a danno di Hillary Clinton nel corso della campagna elettorale che ha visto la elezione di Trump: ma questa tesi non sta in piedi, se appena si consideri che proprio il silurato Comey di nomina democratica aveva riaperto a ridosso delle elezioni le indagini a carico della Clinton per il cosidetto Mailgate, e che nel frattempo a Trump venivano addossati dai soliti ambienti ben noti i peggiori sospetti di misoginia, e di frequentazioni di escort di alto bordo finanziate dal governo Russo.

Tutti ricordiamo come è andata a finire, con la sorprendente vittoria dell’odiato Trump: gli stessi sospetti anti-Russi sono stati sollevati pochi giorni fa in relazione al caso di hackeraggio che ha visto vittima l’entourage del neopresidente Francese Emmanuel Macron, anche in questo caso attribuito a manipolazioni del Cremlino volte a favorire la lezione all’Eliseo della candidata del Front National Marine Le Pen.

Ma anche stavolta ricordiamo come sia finita, con la vittoria a valanga di Macron che ha doppiato i consensi della Le Pen, nonostante la “subdola manovra” del Cremlino. Appaiono quindi risibili le tesi di tutti i complottisti anti-Russi che vorrebbero denunciare le responsabilità nascoste di Putin in ogni vicenda elettorale nei Paesi occidentali: ancora una volta si fa finta di dimenticare che nell’urne il Popolo è sovrano, e che difficilmente i cittadini si farebbero manovrare docilmente dalle trame occulte ordite a Mosca.

Sembra assai più probabile che molti ambienti di potere e la grande informazione in Europa e negli Stati Uniti non gradiscano la rinnovata capacità di azione internazionale della Russia sullo scenario internazionale – che ha comunque portato dopo anni di piani inconcludenti all’avanzata in Sira dell’esercito di Assad a danno dei terroristi jihadisti – e che si assista ad una sbiadita riedizione della caccia alle streghe avviata al tempo della Guerra Fredda. Ma stavolta la situazione è assai diversa e con Trump alla Casa Bianca, lo testimonia l’incontro con Lavrov, si può finalmente sperare in una fase di riavvicinamento e di collaborazione fra Stati Uniti e Russia, di cui solo l’ISIS ed Al-Qaeda dovrebbero preoccuparsi.