venerdì, Novembre 22, 2019
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IL NUOVO NO TEDESCO AGLI EUROBOND METTE SUBITO NEI GUAI MACRON

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Pronti, via e la nuova presidenza Macron va subito a sbattere. Il neoinquilino dell’Eliseo, eletto a furor di popolo per andare a battere i pugni sul tavolo dell’Unione Europea (vi ricorda qualcuno?) e per sbarrare il passo al fantomatico pericolo nazionalista rappresentato da Marine  Le Pen, si trova immediatamente una porta sbattuta in faccia dai beneamati alleati tedeschi.

Ci ha pensato la Cancelliera Merkel a somministrare una doccia gelata sui bollenti spiriti del neopresidente transalpino che, alle prese con un deficit Francese stabilmente al di sopra del limite fissato al 3% da ormai un decennio, ed un debito pubblico attorno ai 2.200 miliardi di € (vi ricorda qualcosa?) che si avvicina pericolosamente al 100% del PIL, confidava nella benevolenza teutonica per ottenere maggiore flessibilità sui propri conti pubblici.

Ma anche il picchiatore di pugni d’oltralpe, come già i suoi predecessori nostrani, ha già fatto la fine dei celebri pifferi di montagna, che partirono per suonare e tornarono mestamente suonati.


Infatti dalla Cancelleria tedesca è giunto forte e chiaro il primo NO alla ennesima proposta di introduzione degli EUROBOND, periodicamente invocati dai Paesi mediterranei per ottenere un aiuto al sostenimento dei propri debordanti debiti pubblici sotto forma di condivisione del rischio sovrano, e conseguente diminuzione degli interessi dovuti.

Ma a tale proposta la Germania si oppone decisamente, limitandosi a rammentare agli altri Paesi che ognuno deve fare pulizia in casa propria e che per risolvere il problema del debito pubblico sarebbe sufficiente che ciascuna Nazione smettesse di spendere sistematicamente più di quello che incassa.

E così Macron, persa la desiderata sponda a Berlino, si ritrova a Parigi a fare i conti con la necessità di tagliare la propria sterminata spesa pubblica, con conseguenti proteste e contestazioni.

Come finirà la parabola del novello enfant prodige salito all’Eliseo? Difficilmente in maniera positiva, in quanto non sembra che l’uomo dell’establishment e delle istituzioni finanziarie possa essere il più adatto a gestire le tensioni sociali che porteranno presto milioni di persone nelle piazze di Francia a protestare contro la nuova austerity prossima ventura.

 

                                                                                                               Il Conte Rosso

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