sabato, aprile 20, 2019
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FN NELLA BUFERA: MARION MARECHAL LE PEN SI RITIRA DALLA POLITICA

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Il graffio della tigre – editoriale

Marion Marechal Le Pen si ritira dalla politica mentre assistiamo ai soliti corsi e ricorsi storici: dopo lo scontato esito del ballottaggio per l’Eliseo di una settimana fa, in Italia si scatena la corsa a salire sul carro del vincitore Emmanuel Macron, tirato per la giacchetta da tutte le parti, a cominciare da Matteo Renzi per continuare con l’intero arco pseudo-costituzionale e filo-europeo, con la sola eccezione del leader leghista Matteo Salvini.

D’altronde, come già accaduto 15 anni fa dopo la vittoria a valanga al ballottaggio di Jacques Chirac su Le Pen padre, ancor oggi anche in Francia il Front National si trova nella bufera, stretto fra le proposte d svolta moderata e di cambiamento del nome prospettato dal vice presidente frontista Florian Philippot, i sondaggi in lieve calo che danno il partito alle legislative di giugno al 21% e soprattutto l’improvviso abbandono della politica da parte di Marion Marechal Le Pen astro nascente del partito, più giovane deputata della storia di Francia e nipote del nonno Jean Marie Le Pen e della zia Marine.


E come se non bastassero i problemi interni del partito, legati anche alla gestione dell’accordo stipulato con gli ex gollisti di “Debout La France”, negli ultimi giorni dalla microscopica destra Italiana giungono incredibilmente lezioni di politica non richiesta e di utilità oltremodo dubbia ai frontisti Francesi.

Ci ha pensato Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia a rimproverare Marine Le Pen ed il suo partito per la mancanza di moderatismo ed il ritardo nella prospettata svolta neo-democristiana che i lungimiranti seguaci di Gianfranco Fini si affrettarono a sancire già 23 anni fa a Fiuggi con la nascita della disastrosa parabola di ALLEANZA NAZIONALE.

A questo punto non resta che augurare al Front National di non ascoltare i fallimentari suggerimenti provenienti dall’Italia ma di insistere nella difesa di una linea politica patriottica e sovranista che nel prossimo futuro della Francia che vedrà il neopresidente ultraliberista Emmanuel Macron  scontarsi con i rigidi vincoli di bilancio pubblico richiesti dall’Unione Europea che comporteranno notevoli tagli alla spesa pubblica transalpina, e le crescenti proteste di piazza sollevate da operai, contadini, studenti e disoccupato, risulterà alla fine vincente.

Chi lotta non perde, come ha giustamente ricordato Matteo Salvini dopo il ballottaggio, ma al contrario nella Francia e nell’Europa di oggi ha già vinto se solo avrà la tenacia e la coerenza di difendere le proprie posizioni e di non ascoltare i facili profeti di opportunismo e di sventura.

 

                                                                                                                          Il Conte Rosso

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