mercoledì, Dicembre 8, 2021
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TRUMP AL MURO DEL PIANTO: POSSIBILE LA PACE IN MEDIO ORIENTE?

Donald Trump dopo il grande successo della visita di stato in Arabia Saudita, coronata dall’incontro con 50 leader islamici con cui è stato stretto un patto anti-terrorismo, è atterrato in Israele per la seconda tappa del suo viaggio di stato in Medio Oriente. E qui si è recato , per la prima volta nella storia, come Presidente americano in carica a visitare il Muro del pianto a Gerusalemme, con un grande effetto simbolico.

 

A tale riguardo assai importanti appaiono poi le profetiche parole del premier Israeliano Nethanyau sulla mano tesa ai Palestinesi e sulla concreta possibilità di pace in Medio Oriente per la prima volta dopo tanti anni: certo molti problemi rimangono sul tappeto, primo  fra tutti il difficile rapporto con l’Iran e con i paesi sciiti, tradizionali alleati di Mosca sul teatro siriano e mediorientale. In effetti, mentre per la prima volta la stampa liberal negli Stati Uniti plaude all’azione del nuovo presidente e si placano le polemiche sul fantomatico Russiagate, appare all’orizzonte un pericoloso terreno di scontro fra Trump ed il Cremlino.

 

La trionfale accoglienza riservata all’inquilino della Casa Bianca dall’Arabia Saudita capofila delle potenze petrolifere sunnite crea un problema sul giusto approccio alla lotta al terrorismo islamista, che è apparso spesso contiguo alle potenze del Golfo. Infatti la Russia per condurre la sua guerra all’ISIS in Siria ha dovuto allearsi con l’Iran e le milizie sciite provenienti dal Libano e dall’Iraq: un contrasto assai anomalo secondo la campagna di stampa che vorrebbe Trump sull’orlo di un fantomatico impeachment in quanto burattino al soldo del Cremlino.

 

A questo punto la priorità sia per gli Stati Uniti che per la Russia dovrebbe essere misurata solo sulla efficacia delle proprie rispettive alleanze rispetto alla lotta contro il terrorismo islamista: e da questo punto di vista sarebbe assolutamente necessario per l’attuale amministrazione  a stelle e strisce approfittare della rielezione in Iran del riformista Rohani per superare una eccessiva ostilità verso la nazione Persiana che appare sinceramente intenzionata a non perseguire la costruzione dell’atomica e determinata a contribuire con le proprie milizie  a combattere l’ISIS in Iraq ed in Siria al fianco degli alleati Russi per stabilizzare l’intera area. Ben vengano quindi anche le parole di pace del leader Israeliano verso i Palestinesi, e tutte le mosse che contribuiscano a stringere nell’angolo i tagliatori di teste del Califfato nero.  Trump non presti orecchio alle polemiche interne e prosegua sul sentiero della pace in Medio Oriente, in alleanza con la Russia: la storia gliene renderà il giusto merito.