sabato, aprile 20, 2019
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SIRIA, PASSO FALSO USA: COSI’ TRUMP AGEVOLA I TAGLIAGOLE DELL’ISIS

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Siria, ci risiamo: domenica l’aviazione statunitense ha inopinatamente abbattuto nei cieli di Raqqa – la capitale siriana del sedicente califfato nero dell’ISIS sotto assedio da ogni parte – un cacciabombardiere Sukhoi SU 22 di progettazione sovietica in uso da parte della Aviazione Militare Siriana del legittimo governo di Assad, alleato della Russia.

Quale la grave colpa commessa dall’aereo abbattuto, del cui pilota che risulta disperso si ignora tuttora la sorte? Le versioni sono totalmente opposte e divergenti. Secondo le forze armate americane quello di aver bombardato alcune truppe Curde impegnate nell’assedio di Raqqa, mentre l’aviazione militare Russa e le fonti del governo Assad sostengono al contrario che il cacciabombardiere abbattuto era impegnato in attacchi contro le postazioni dell’ISIS, che sarebbero invece responsabili delle perdite subite dalla forze Curde.

E tutto ciò senza che l’aviazione americana abbia rispettato l’obbligo di preavviso alle forze Russe in violazione del memorandum firmato nel 2015 che prevedeva tale obbligo di reciproca informazione preventiva in caso di attacchi aerei al fine appunto di evitare incidenti aerei fra Russi ed Americani. Al contrario l’aviazione Russa aveva provveduto a preavvisare gli americani del raid aereo condotto il 28 maggio nei sobborghi di Raqqa per colpire una riunione dei vertici militari dell’ISIS, durante il quale parrebbe aver perso la vita addirittura Abu Bakr Al Baghdadi, vertice supremo del Califfato nero.


Dopo poco più di un mese dall’incredibile bombardamento della base aerea Siriana a Shayrat da parte dei missili TOMAHAWK lanciati dalle navi da guerra a stelle e strisce che incrociano nel mediterraneo, senza alcuna autentica prova della responsabilità di Assad nell’attacco chimico a civili commesso nella provincia di Idlib controllata dagli jihadisti, si torna alla casella di partenza come in un eterno gioco dell’oca.

L’inopinato abbattimento del caccia di Assad, oltre a favorire i terroristi dell’ISIS, ha gelato di nuovo le timide speranze di un riavvicinamento fra Russia ed USA nel nome di una lotta comune al terrorismo.

Ancora una volta sembra profilarsi all’orizzonte un nuovo caso Bin Laden, il fondatore di AL QAEDA che venne sostenuto e finanziato dai servizi segreti americani al tempo dell’intervento sovietico in Afghanistan per combattere i Russi, generando in tal modo un leader del terrorismo jihadista globale che progettò e portò a compimento l’attentato contro le Twin Towers a New York nel settembre 2011, ovvero il più grave attentato terroristico nella storia mondiale.

E non sembra inoltre che il regime dei talebani che prese il posto del governo filosovietico all’epoca al potere a Kabul, si sia dimostrato preferibile, tutt’altro.

Va ribadito che altrettanto pericolosa sarebbe la catastrofe di una defenestrazione di Assad pilotata dagli USA contro il sostegno Russo, che spalancherebbe all’ISIS la possibilità non solo di salvare la roccaforte di Raqqa dove si trovano attualmente assediati, ma di riprendere la marcia trionfale verso Damasco.

E, ciliegina sulla torta, questo autentico disastro provocato da una irresponsabuile azione ostile dell’aviazione americana contro i caccia di Assad, alleato fondamentale della Russia nell’area ed unico elemento di possibile stabilizzazione della Siria dopo 7 anni di guerra civile e di dilagare del terrorismo islamista, accade mentre il nuovo Presidente Trump si trova in patria sotto l’attacco della stampa ostile, dei poteri forti e dell’opposizione democratica (nonché di una parte rilevante degli stessi repubblicani) per l’accusa di un fantomatico RUSSIAGATE, che vorrebbe Trump a libro paga e sotto il controllo del Cremlino.

Ci sarebbe da ridere, se non da piangere, a pensare che il Trump volutamente pedina sciocca nelle mani di Putin teorizzato dall’establishment a stelle e strisce stia da tempo bombardando ed attaccando Assad in Siria, ossia l’alleato di ferro del Cremlino, ed a considerare che gli unici attori sulla scena mediorientale certamente avvantaggiati dai passi falsi ripetutamente commessi dagli americani siano proprio i tagliagole dell’ISIS.

 

                                                                                              Il Conte Rosso

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