giovedì, Agosto 13, 2020
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Sistema pro-killer: due denunce archiviate, oncologa uccisa dallo stalker

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SANT’OMERO – Ci hanno abituati ad un sistema che non funziona. Hanno abbassato il nostro livello culturale. Ci hanno abituati ad un sistema ingiusto, privo di tutele, in cui i cittadini onesti non hanno voce. Ci hanno abituati alla violenza, fisica e  psicologica, agli abusi, senza poter in alcun modo alzare la voce. Ci hanno abituati a dover assistere alle pantomime della politica come se si trattasse di un dovere, a cui non ci si può sottrarre. Ci hanno anche abituati al fatto che la vita delle persone oneste non vale più nulla.

Ci hanno abituati ad una giustizia che non svolge le proprie reali funzioni. Ogni qual volta si parla di violenza, spesso con vittime di sesso femminile, si susseguono stucchevoli interviste in tv che parlano della rete protettiva tessuta intorno alla donna che deve solo avere la forza di denunciare. Tutto ciò non è assolutamente vero. Ne abbiamo parlato nel corso degli ultimi giorni. Dodici denunce senza che si sia ritenuto opportuno fermare il potenziale assassino. La vittima che descrive persino l’arma con la quale si reciderà la sua esistenza.

La giustizia arriva solo a fatto compiuto e dopo la morte per mano del killer. Oggi è accaduto di nuovo, a Sant’Omero. Un’oncologa di 53 anni, Ester Pasqualoni, è stata  uccisa nel parcheggio dell’ospedale della Val Vibrata. Lei, che salvava vite, è stata brutalmente uccisa probabilmente per mano di uno stalker, denunciato per ben due volte.  Quindi, ci dicono di denunciare, ci chiedono di esporci.

E spesso il coraggio si paga con la vita. In tutto questo, dov’è questo lo Stato, che non tutela i terremotati, che non si cura delle nostre vite,  che non ha interesse nel creare un futuro ai nostri giovani, che scappano all’estero per cercare lavoro e rimangono uccisi in attentati terroristici, e che si preoccupa esclusivamente dello Ius Soli e della legge elettorale?  Siamo vittime di un sistema cleptocratico, che si disinteressa del benessere dei cittadini perbene. L’oncologa è stata trovata  con la gola tagliata, riversa a terra in una pozza di sangue. Inutili i tentativi di rianimarla.   La vittima, responsabile del day hospital oncologico dell’ospedale di Sant’Omero, nata nel 1964 a Roseto degli Abruzzi (Te) e madre di due figli, aveva concluso il suo turno di lavoro e stava raggiungendo la sua vettura quando è stata aggredita.

Questo il post con cui  un’amica della vittima ha descritto la situazione subita dalla dottoressa e poi denunciata.  “Quante volte sedute a ragionare di quell’uomo – si legge – quel maledetto che ti perseguitava. E non sono riuscita a risolverti questa cosa, e me lo porterò dentro tutta la vita. Ti voglio bene, donna e amica speciale… Ti voglio bene”.

“Aveva presentato  – spiega – due denunce, ma erano state entrambe archiviate”. Quell’uomo la perseguitava “da diversi anni”, la “osservava e seguiva, sempre e dappertutto. Si era intrufolato nella sua vita non sappiamo neanche come, con artifici e raggiri. Non era un suo ex, non avevano niente a che fare, era solo ossessionato da lei”. E questa è la nostra giustizia. Quella che ti rende impotente di fronte alla violenza ma che poi, se rubi un’arancia per fame, ti mette dietro le sbarre.

Lucia Mosca

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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