martedì, Settembre 21, 2021
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Si impicca lo stalker di Ester Pasqualoni, rimorso di coscienza?

TERAMO – Trovato suicida nel suo appartamento di Martinsicuro  lo stalker che avrebbe ucciso a coltellate  l’oncologa Ester Pasqualoni. Forse un rimorso di coscienza, o forse solo la consapevolezza di un gesto senza utilità finito in tragedia. Nessuno potrà più avere un rapporto con la dottoressa, amata da tutti, nota per lo spirito umanitario e per lo zelo che contraddistinguevano il suo lavoro. Ma non potrà più  averlo neanche lui. Si erano conosciuti in reparto.

L’uomo, che fino al 2013 non aveva dato segnali di morbosità nei confronti della Pasqualoni, da un certo punto in poi aveva iniziato a presentarsi sul posto di lavoro dell’oncologa e a contattarla in maniera parossistica per via telefonica.

Pensionato di 69 anni, era noto per la riservatezza e per l’educazione con cui rivolgeva il saluto a vicini e conoscenti. Descritto come una persona assolutamente tranquilla, avrebbe poi sviluppato una vera e propria ossessione per la donna, che dopo una denuncia non considerata a causa di un vizio di forma, sarebbe stata solita farsi accompagnare da amiche o colleghi al parcheggio dell’ospedale per paura. Il pensionato avrebbe infatti iniziato a perseguitarla.

“Aveva presentato due denunce contro il suo stalker, ma erano state entrambe archiviate”. Lo riferisce all’ANSA Caterina Longo, amica di Ester Pasqualoni. L’uomo, dice Longo, la perseguitava da diversi anni”. Ester Pasqualoni era una donna amorevole e generosa pur se segnata da una grave tragedia: aveva perso solo pochi anni fa il compagno a causa di un infarto. Ma questo non l’aveva privata della forza per combattere il male oscuro, quello in grado di consumare a poco a poco ogni essere umano.

Il suo stalker, Enrico Di Luca, 69 anni,  è stato trovato morto dagli investigatori in un appartamento a Martinsicuro per impiccagione. Sarebbe lui, un ex investigatore privato, l’uomo che perseguitava l’oncologa.

Ester Pasqualoni avrebbe conosciuto il suo presunto omicida nel 2005. La dottoressa aveva presentato due denunce, ma erano state archiviate. Enrico Di Luca si sarebbe strangolato con una fascetta di plastica ed è stato trovato in un appartamento all’interno di un complesso di case di villeggiatura, in cui aveva abitato nel passato, ma dove sarebbe entrato violando la proprietà, forse usando un passepartout.

La brama di possesso a tutti i costi, esacerbata da una mente non lucida e priva del senso della realtà, ha generato un omicidio-suicidio che ha tradotto in morte un movente che dovrebbe generare vita: l’amore. Ma l’amore non è possesso, l’amore non è questo. Il male da combattere, più forte e tenace del cancro, ora come ora, è la follia che pervade a tutti i livelli la nostra società. Ma per questa, al momento, purtroppo, non esiste una cura medicalmente riconosciuta come efficace. E dobbiamo accontentarci di combattere nel nostro piccolo questa orribile derivazione dell’assenza di valori dei nostri tempi.

Lucia Mosca