venerdì, Luglio 30, 2021
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LA VITA DI CHARLIE E’ SACRA. QUALE CORTE PUO’ SOSTITUIRSI A DIO?

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Charlie, un angelo vittima di una malattia che non lascia scampo. Una sentenza di morte che ha ucciso ogni speranza. E due genitori che hanno tentato di tutto e avrebbero, se avessero potuto, tentato ancora. Ma a loro è stata sottratta la possibilità di guardare al futuro, di sperare in un miracolo, di rivolgersi ad altre strutture per tentare altre cure mediche.

Tutto è stato deciso. Al di là dell’amore, al di là della fede, al di là di tutto. Un padre ed una madre che hanno avuto solo la concessione di un week-end prima di veder staccata la spina contro la loro volontà. La vita è sacra. E questa Europa, che dice tutto ed il contrario di tutto, dovrebbe tenerne conto. La vita è sacra e va tutelata, protetta, proiettata al futuro. Anche se questo futuro non dovesse esistere, non è un giudice nè una Corte a poterlo stabilire. Ci vuole rispetto. Rispetto del dolore, del ruolo genitoriale, di ogni singola esistenza.

Quale Corte può sostituirsi ad un padre ed una madre? Quale giudice può avocare a sé la capacità decisionale di dare o togliere la vita ad un bambino di dieci mesi? Il piccolo Charlie è affetto da una rara malattia genetica degenerativa e incurabile. A Chris Gard e alla moglie Connie Yates è stata concessa solo la possibilità di accumulare ricordi prima di essere costretti a dirgli addio. Ma non nella loro abitazione, bensì in ospedale.

“Ci stiamo godendo ogni istante che ricorderemo per sempre con i cuori molto pesanti”, ha detto la madre di Charlie, che ha ringraziato “per tutto il sostegno” ricevuto dal mondo intero “in questo momento estremamente difficile”. Charlie è stato condannato a morte a causa di una rara malattia che vede solo 16 casi in tutto il mondo.

Il corpo, in sintesi, non riesce a produrre energia per alimentare da solo organi vitali interni, che degenerano quindi in modo inarrestabile. Il personale medico dell’ospedale di Londra ha ottenuto il nulla osta a staccare la spina dopo che i tribunali britannici e la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno preso in esame la vicenda, decretando che il piccolo non avrebbe avuto alcuna speranza di sopravvivere e continuare a trattarlo avrebbe significato solo perpetrare un inutile accanimento terapeutico.

La vicenda ha fatto parlare tutto il mondo, e anche Papa Francesco è si è espresso con un tweet in cui ha detto che “difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo”. I genitori di Charlie pensavano di rivolgersi a strutture americane per ulteriori cure. Ma si è stabilito che tali cure non sarebbero state risolutive ed avrebbero procurato solo una ulteriore sofferenza al bambino.

Non è una Corte che può decidere sulla vita. In Italia una mamma con il figlio nelle stesse condizioni (gli avevano dato tre anni di vita) ha avuto la fortuna di poter trascorrere con il bambino ben otto anni. In questo caso nessun giudice ha potuto disporre. E l’amore di una madre ha guadagnato tempo prezioso.

Lucia Mosca

Redazione
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