giovedì, Settembre 23, 2021
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Ennesimo attentato a Damasco: esplodono tre autobomba guidate da kamikaze

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Ancora una volta i terroristi islamisti dell’ISIS e di Al-Qaeda tentano di vendicarsi dagli ultimi rovesci subiti sui campi di battaglia di Mosul e di Raqqa con attentati kamikaze diretti contro poliziotti o contro civili inermi.

Stamattina a Damasco tre autobombe guidate da autisti kamikaze hanno tentato di farsi esplodere – riuscendovi in un solo caso con 9 vittime – seminando la morte nel centro della capitale di Assad, ora impegnato nella offensiva volta a sradicare i jihadisti dai sobborghi est della città dopo 7 anni di assedio, che sta volgendo al termine con la vittoria del legittimo governo Siriano che, pur con tutti i suoi limiti e le sue carenze, si oppone al terrore dilagato dal 2010 nel proprio territorio e rappresenta l’unico elemento di possibile stabilità nell’area, se si vuole evitare un esito in stile Libia post-Gheddafi.

Le ripetute offensive condotte negli ultimi mesi dalle forze armate Siriane appoggiate dalla aviazione e dai consiglieri militari Russi, nonché dalle milizie sciite provenienti da Iran e Libano hanno riconquistato Aleppo – seconda città del Paese – dopo anni di violenti combattimenti ed hanno sloggiato l’ISIS ed Al Qaeda da vaste regioni del territorio Siriano, consentendo in tal modo alla coalizione costituita dalla opposizione laica del governo Assad,  dalle milizie Curde e dalle Foze Armate Americane di stringere d’assedio Raqqa, capitale del sedicente Califfato nero dopo la caduta di Mosul, ed infine di avviare l’offensiva per la riconquista della roccaforte jihadista.

L’attentato di oggi deve ricordare qual è il vero nemico da combattere oggi sul terreno ai cattivi consiglieri della amministrazione Trump, sempre pronti ad aizzare azioni sconsiderate come il bombardamento con missili Tomahawk di una importante base dell’aviazione di Assad, ed ultimamente come l’abbattimento di un cacciabombardiere Sukhoi 22 dell’aeronautica militare Siriana.

Di fronte alle forze armate di Assad e dei suoi alleati non si schiera oggi un nemico apertamente in campo, che si veste con la propria uniforme e che si mostra con le proprie bandiere, ma kamikaze nascosti nell’ombra e pronti a colpire: eventuali eccessi o condotte irregolari delle forze Siriane (a tutt’oggi comunque tutte da dimostrare, essendo frequente nel campo di battaglia mediorientale il tentativo di confondere la provenienza di atti militari condotti contro i civili) vanno misurati con l’orrore medioevale del terrorismo jihadista di cui quotidianamente giungono nuove prove.

E’ necessario quindi che il Presidente Trump riconsideri il proprio atteggiamento fortemente ostile nei confronti del governo Assad, e che si faccia ora fronte comune con la Russia per sradicare definitivamente il terrore dalla Siria: solo successivamente ci sarà tempo e modo di trattare le condizioni di una pace pagata a caro prezzo, e di condividere il futuro della Siria che dovrà comunque rimanere unita ed indipendente, per evitare il terribile rischio di un nuovo scenario Libico nel cuore del Medio Oriente.

                                                                              Gianni Brandi