venerdì, Settembre 18, 2020
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Tribunali senza pietà, Charlie non è l’unico: ecco il mondo dei bimbi senza diritti

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Tribunali senza pietà: il caso di Charlie sta facendo parlare il mondo. Questo piccolo di dieci mesi è diventato un simbolo. Quello della cultura dello scarto. Una cultura che purtroppo sta prendendo piede anche in altri ambiti, ed in riferimento a situazioni che hanno sempre come protagonisti  i bambini. Ovvero creature indifese che non sono in grado decidere del proprio futuro.

Ed allora intervengono Tribunali e Corti a stabilire la linea che dovrà prendere la loro esistenza. Tuttavia questo bambino, ignaro di tutto, sta già tenendo in mano rapporti diplomatici internazionali e sollevando il moto di protesta da parte di leader di tutto il mondo.

La Santa Sede sta cercando di fare miracoli per aggirare il no al trasferimento all’ospedale Bambin Gesù di Roma pronunciato da Londra per “motivazioni di tipo legale”. Il trasferimento potrebbe essere approvato solo di fronte alla garanzia che, una volta accolto nella struttura romana, il personale medico provvederebbe a staccare la spina. Cosa che Il Bambin Gesù si rifiuta categoricamente di fare.

In un primo momento, la Santa Sede ha pensato di far avere a Charlie la cittadinanza dello Stato Vaticano. Ma poi si è capito che l’espediente non avrebbe risolto il problema. Ma la storia non finisce qui. E Charlie rimane comunque un caso aperto.

Dall’altra parte, ad Ascoli Piceno, una bambina è stata sottratta ai genitori appena nata in quanto la madre soffrirebbe di una sorta di disabilità psichica (attenzione non si tratta di sindrome violenta ma di quoziente intellettivo inferiore alla norma) per mano del Tribunale dei minori. Appena dopo il parto alla donna non è stato neanche consentito di allattare la piccola e ci si stava già addirittura muovendo per provvedere all’affidamento della bimba ad altra famiglia.  Quale la colpa di questi due genitori? In sostanza nessuna.

Solo quella di aver avuto (anche il padre in passato aveva sofferto di qualche piccolo problema poi risolto) difficoltà di vita che non precludono assolutamente alla possibilità di avere una figlia ed amarla come si deve. La piccola, nata a novembre, è attualmente affidata ad una struttura, ma sembra che questa situazione non le stia facendo bene: a sentire l’avvocato Felice Franchi, legale della famiglia, la bimba apparirebbe deperita ed in forte difficoltà in quanto strappata al proprio ambiente e collocata in un altro a lei del tutto estraneo.

Tra l’altro, se proprio si volesse cercare un affidamento, prassi vorrebbe che lo si individui in prima battuta in ambito familiare. Il nonno della piccola, rispettato dipendente del Comune di Ascoli Piceno, non avrebbe alcuna difficoltà a farsi carico della cosa. E malgrado la consulenza disposta dal Tribunale che stabilisce come la piccola debba stare con la propria famiglia, la sentenza è netta e inequivocabile. Si attende ora a settembre la discussione dell’impugnazione del provvedimento.

Il tutto malgrado la dottoressa dell’ASUR incaricata dal Tribunale abbia dichiarato che sarebbe auspicabile l’inserimento della diade in una comunità madre-figlia nel solo interesse della minore di esercitare il diritto alla propria famiglia e di essere accudita, con il sostegno specialistico, dalla propria madre, evitando così di diventare un orfano sociale … si crede opportuno, in sintesi, restituire a S. il tempo da trascorrere con la madre… così da osservare [la relazione madre bambina], essendo ingenuo sperare di indovinarlo a priori; la bambina di pochi mesi è tuttora trattenuta lontano dalla madre con grave pregiudizio per la sua salute psicofisica.

La mamma è invalida al 100% con diagnosi di ritardo mentale grave-moderato con QI <45. Ciononostante ha conseguito la licenza di terza media e lavorava come aiuto cuoca in una casa di riposo per 4 ore lavorative al giorno percependo circa 400,00 euro al mese: metà versati direttamente a lei e gli altri 200,00 sul suo libretto gestito dall’amministratore di sostegno. Nell’ottobre 2010 conosce il padre della bambina. Anche lui ha avuto dei trascorsi in psichiatria ma si è ristabilito, sebbene secondo lo psicologo abbia un deficit di aderenza alla realtà. Decidono di mettersi insieme e lei lascia il lavoro e si trasferisce a casa del compagno, di proprietà del nonno paterno.

I Servizi Sociali la accusano di mettere a repentaglio la sua stabilità economica e cercano a più riprese di riportarla al lavoro. Ma come riferito anche dalla dottoressa incaricata dal Tribunale, le condizioni della ragazza migliorano grazie all’amore del compagno. Il padre non ha un lavoro stabile, ma ha una casa e può contare sull’aiuto del nonno che è un rispettato dipendente comunale. Decidono di farsi una famiglia e di mettere al mondo un bambino fortemente voluto da entrambi.

Sostiene Paolo Roat Responsabile Nazionale Tutela Minori del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) Onlus, che continua:

“Il rapporto madre-figlio è importantissimo, soprattutto nelle prime fasi della vita.

Il danno provocato a questa bambina è incalcolabile, ma ogni minuto che passa questo danno si aggrava. La bambina deve tornare SUBITO dalla mamma.

Leggendo le storie di bambini adottati e abbandonati che cercano le famiglie di origine conosciamo bene l’importanza degli affetti famigliari. Solo certi psichiatri eugenetici e i loro seguaci credono nella purezza della razza e nella necessità di porre fine alle «vite indegne di essere vissute» come quelle dei disabili mentali. Sembra che l’olocausto nazista non ci abbia insegnato nulla. Chiediamo una levata di scudi da parte di tutta la Società Civile.

Abbiamo lanciato una petizione al Sindaco di Ascoli Piceno, Dott. Guido Castelli, e all’Assessore alle Persone, Dott.ssa Ferretti Donatella, affinché si attivino per tutelare la loro cittadina minorenne e perché i funzionari comunali e i professionisti sanitari che hanno sostenuto queste teorie abominevoli e discriminanti vengano sanzionati”.

Una cosa è certa: non devono essere i Tribunali a dover decidere dei nostri figli, delle loro vite, della loro morte, del loro futuro. I bambini non si toccano se non in situazioni di gravità e pericolo che possono giustificare interventi esterni.

Lucia Mosca

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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