sabato, Agosto 15, 2020
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Parla Alessandro Avenati: “Disposto a tutto pur di riavere mio figlio”

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“Sono disposto a far ospitare la mia ex ed anche ad aiutarla a trovare un lavoro, se questo servisse per poter stare finalmente vicino a mio figlio. Devo iscriverlo a scuola, è stato assegnato a me. Ma non riesco ad avere più notizie”. A parlare è Alessandro Avenati, padre di un bimbo di 7 anni, sottratto dalla cittadina croata, Nina Kuluz e rintracciato lo scorso anno nella città di Spalato.  Disperato dall’impossibilità di dare attuazione ad un dispositivo di legge, che gli vede assegnato il bambino, si dice aperto ad ogni possibilità pur di riaverlo con sé.  Il 9 aprile 2011 Avenati denunciò alla Stazione Carabinieri di Moncalieri (To) la sottrazione del minore da parte della madre che, secondo le sue informazioni, aveva fatto ritorno nella città di Spalato. Immediatamente vennero attivate le rispettive autorità giudiziarie e i canali diplomatico-consolari per il rintraccio della donna e del bambino. In questi anni però, aiutata dai familiari, Nina Kuluz riuscì a nascondersi insieme al figlio, spostandosi frequentemente tra la Bosnia e la Croazia.

“Mio figlio ha vissuto quattro anni tra i boschi – lamenta Avenati – , una cosa che non riesco assolutamente a concepire. Non riesco ancora a farmene una ragione”.

Gli scambi informativi con le Polizie croata e bosniaca e le riunioni operative con la Task Force Interministeriale Interni-Esteri-Giustizia, che viene immediatamente attivata in caso di sottrazione di minori, e il raccordo info-investigativo dello Scip tramite gli esperti per la sicurezza del Dipartimento di Polizia di stanza in Bosnia-Erzegovina ed in Croazia, hanno poi portato al rintraccio proprio nella città di Spalato.

Il tribunale croato ha stabilito che il bimbo doveva essere riconsegnato al padre. Tuttavia, il 27 giugno, alle 11, al fatidico incontro che avrebbe dovuto veder finalmente coronato il suo desiderio, non erano presenti interprete e psicologo. Ed è stato tutto annullato. Questo senza fissare però una ulteriore data per poter riportare il bimbo a casa.

“Mio figlio ha un passaporto italiano – spiega Avenati – e mi è stato assegnato. Non capisco come sia possibile tutto questo. La Kuluz è imputata per sottrazione internazionale di minori e ancora non si riesce a far quadrare il cerchio. In questi anni ho perso tutto: mio figlio, l’azienda. Le mie ripetute assenze per seguire questa vicenda mi hanno anche portato al collasso economico”.

Lucia Mosca

 

 

 

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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