domenica, luglio 21, 2019
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CHARLOTTESVILLE, ANTIRAZZISTI A TESTA BASSA CONTRO TRUMP

Dopo gli incidenti di Charlottesville Trump interviene condannando ogni forma di violenza, ma la sua censura non basta alla Clinton ed agli antirazzisti che lo attaccano a testa bassa perché secondo lorsignori non avrebbe chiamato il diavolo con il suo nome, ovvero non avrebbe nominato il presunto terrorismo dei suprematisti bianchi.

Ancora una volta i professionisti dell’antirazzismo perdono invece una buona occasione per tacere: prima di tutto perché Trump nel suo intervento ha rammentato come tutti gli Americani vadano considerati uguali a prescindere dal colore, dal gruppo razziale, dal credo religioso e politico, e poi perché non si conoscono ancora le motivazioni che avrebbero spinto il 20enne James Field a travolgere la folla alla guida della propria vettura, provocando la morte di una manifestante 32enne.

E va comunque ribadito che la pessima abitudine delle sinistre di tutto il mondo di organizzare contromanifestazioni come quella di Charlottesville per contestare le iniziative delle organizzazioni della destra nazionalista a dispetto della libertà di opinione, spesso e volentieri ha finito per causare gravi incidenti e numerose vittime inutili.


Cos’era successo di tanto grave a Charlottesville da provocare la reazione indignata degli antirazzisti? Semplicemente un raduno di nazionalisti (e non suprematisti) bianchi, che intendevano protestare contro il progetto di rimozione del monumento cittadino dedicato alla memoria del Generale Sudista Robert Lee, comandante in capo dell’esercito confederato.

Tutto qui? Proprio così, e sembra incredibile che oltre 150 anni dopo la fine della Guerra di secessione ancora si progettino atti non di pacificazione ma di divisione fra le parti allora in conflitto, disconoscendo la grandezza storica del generale Lee. Ed ancora più incredibile suona il fatto che ancor oggi nella più grande democrazia del mondo si organizzino contromanifestazioni per impedire che gruppi avversi manifestino le proprie idee politiche.

E quindi bene ha fatto Trump a condannare tutte le forme di violenza da qualsiasi parte esse provengano, rifiutando di accodarsi alla grancassa dell’antirazzismo militante che ancora oggi mastica amaro per la vittoria del tycoon alle ultime elezioni presidenziali, e per l’appoggio a lui garantito dai nazionalisti americani. E’ la democrazia bellezza, verrebbe da dire.

Il Conte Rosso

 

 

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