martedì, Ottobre 20, 2020
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CHARLOTTESVILLE, ANTIRAZZISTI A TESTA BASSA CONTRO TRUMP

Dopo gli incidenti di Charlottesville Trump interviene condannando ogni forma di violenza, ma la sua censura non basta alla Clinton ed agli antirazzisti che lo attaccano a testa bassa perché secondo lorsignori non avrebbe chiamato il diavolo con il suo nome, ovvero non avrebbe nominato il presunto terrorismo dei suprematisti bianchi.

Ancora una volta i professionisti dell’antirazzismo perdono invece una buona occasione per tacere: prima di tutto perché Trump nel suo intervento ha rammentato come tutti gli Americani vadano considerati uguali a prescindere dal colore, dal gruppo razziale, dal credo religioso e politico, e poi perché non si conoscono ancora le motivazioni che avrebbero spinto il 20enne James Field a travolgere la folla alla guida della propria vettura, provocando la morte di una manifestante 32enne.

E va comunque ribadito che la pessima abitudine delle sinistre di tutto il mondo di organizzare contromanifestazioni come quella di Charlottesville per contestare le iniziative delle organizzazioni della destra nazionalista a dispetto della libertà di opinione, spesso e volentieri ha finito per causare gravi incidenti e numerose vittime inutili.

Cos’era successo di tanto grave a Charlottesville da provocare la reazione indignata degli antirazzisti? Semplicemente un raduno di nazionalisti (e non suprematisti) bianchi, che intendevano protestare contro il progetto di rimozione del monumento cittadino dedicato alla memoria del Generale Sudista Robert Lee, comandante in capo dell’esercito confederato.

Tutto qui? Proprio così, e sembra incredibile che oltre 150 anni dopo la fine della Guerra di secessione ancora si progettino atti non di pacificazione ma di divisione fra le parti allora in conflitto, disconoscendo la grandezza storica del generale Lee. Ed ancora più incredibile suona il fatto che ancor oggi nella più grande democrazia del mondo si organizzino contromanifestazioni per impedire che gruppi avversi manifestino le proprie idee politiche.

E quindi bene ha fatto Trump a condannare tutte le forme di violenza da qualsiasi parte esse provengano, rifiutando di accodarsi alla grancassa dell’antirazzismo militante che ancora oggi mastica amaro per la vittoria del tycoon alle ultime elezioni presidenziali, e per l’appoggio a lui garantito dai nazionalisti americani. E’ la democrazia bellezza, verrebbe da dire.

Il Conte Rosso

 

 

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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