sabato, Settembre 18, 2021
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Cittareale, il grido sordo dopo il sisma: “Nulla è cambiato”

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CITTAREALE – A quasi un anno dall’evento più drammatico del Centro Italia poco o nulla è cambiato. Soprattutto quando si parla di luoghi che fin dall’inizio hanno ricevuto solo ed esclusivamente la solidarietà di associazioni e singoli cittadini, senza ricevere nulla dallo Stato. Parliamo di Cittareale, in provincia di Rieti, che da tempo emette un grido sordo e perlopiù inascoltato. Dopo il sisma, nessuna casetta arrivata per mano dello Stato, solo container donati per il buon cuore di chi il bene lo fa davvero. Ed eccoci a Collicelle, frazione di Cittareale, dove anche il primo cittadino vive in un container.

Di lui dicono gli abitanti del luogo: “Il sindaco fa tutto il possibile, non è colpa sua. Ma la burocrazia mette barriere troppo alte”. Queste persone, tra cui invalidi, soggetti con problemi cardiaci e polmonari, riescono ancora a sorridere e ad offriti un caffè di cuore quando non hanno più molto per cui sorridere. Rita, mamma di due bambini, dopo il terremoto dello scorso anno, ha rischiato di perdere la figlia perché, una volta  in albergo, la piccola non mangiava più. E ora, solo grazie ad un’associazione che si preoccupa di far avere agli abitanti del luogo viveri e vestiario, è riuscita ad ottenere una “casa su ruote” nella quale vive con i suoi due bambini.

Poi c’è Francesco, che ha  i genitori vessati da gravi malattie e anche anziani con  problemi di salute che dopo il terremoto hanno vissuto il freddo e ora vivono il caldo. Ma un caldo che non si può sopportare se non si è in perfette condizioni fisiche. In tutto questo, il territorio di Cittareale, non ha avuto la fortuna di vedersi assegnate le famigerate casette che ormai per il terremotati costituiscono una sorta di vincita alla lotteria, Visto che la loro destinazione assomiglia più ad una riffa che non ad un razionale e logico piano di stabilizzazione dei territori martoriati dal terremoto. Umiliazioni su umiliazioni, di cui non è semplice spiegarsi il perché.

E poi capiti a Collicelle, parli con persone semplici che la sera si ritrovano intorno ad un tavolino e 4 sedie nella piccola area compresa tra i container in cui vivono, che sono tutto ciò che a loro è stato dato per sperare ancora nel futuro. “Non abbiamo lavoro – spiega Francesco – e quello di cui abbiamo bisogno ci viene fornito dalle associazioni del luogo. Grande assente in tutto questo lo Stato. Che stavolta non ha neanche fatto finta di esserci”.

Poi, dopo un intero pomeriggio trascorso con gli abitanti di Collicelle, ti rendi conto che non sei tu ad aver dato loro ma loro a te. La determinazione nel sopravvivere malgrado tutto, sopportando temperature che nei container arrivano anche fino a 40 gradi, quando il mondo sembra essersi dimenticato di te, è una lezione che a scuola non ti insegnano. E che molti politici dovrebbero imparare.

Lucia Mosca