martedì, Ottobre 20, 2020
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Alfano scaricato in Sicilia da Meloni e Orlando: i due forni chiudono

Come avevamo giustamente previsto 10 giorni fa la politica dei due forni tentata da Alfano in vista delle prossime elezioni siciliane del 5 novembre è finita nel più classico dei vicoli ciechi.

D’altronde Alfano non è Andreotti, e la sua creatura Alternativa Popolare non è neanche lontana parente della vecchia Democrazia Cristiana, con le prevedibili conseguenze che abbiamo sotto gli occhi.

Dopo i continui minuetti accennati da Alfano in Sicilia, fra giuramenti di fedeltà rinnovati alla coalizione di centrosinistra con cui governa da anni, e repentini riavvicinamenti tentati quali novello figliol prodigo nei confronti di Forza Italia e del centrodestra, le nebbie si stanno diradando ed il finale sembra già scritto: i sondaggi non sono incoraggianti per Alternativa Popolare e sembrano escludere la possibilità di avere il peso di poter fingere da ago della bilancia nell’isola (e tanto meno quindi nel voto nazionale).

Ma soprattutto le manovre alfaniane sono andate ad infrangersi contro un dopiio veto opposto dai rappresentanti degli agognati due forni.

Dapprima Giorgia Meloni, leader nazionale di Fratelli d’Italia e principale sponsor di Nello Musumeci, sempre più probabile candidato governatore del centrodestra a Palazzo dei Normanni – probabilmente in ticket con l’Avv.to Armao portavoce degli autonomisti siciliani – ha sbattuto la porta in faccia al transfuga Alfano dichiarando a chiare lettere di non essere disponibile ad alleanze di centrodestra in Sicilia con chi da 5 anni governa a Roma con la sinistra di Renzi e Gentiloni, avendo spalancato le porte d’Italia all’invasione dei clandestini in atto, e con chi ha finora appoggiato nell’isola la fallimentare esperienza della giunta Crocetta con il PD al comando.

E da questo punto di vista non si può d’altronde dare torto alla Meloni se si vuole preservare almeno un minimo di serietà e di coerenza nell’azione politica e se si vuole prendere le distanze dall’eterna piaga italica del trasformismo.

Ma anche dall’altra parte Alfano ha i suoi grossi problemi: Leoluca Orlando, sempre più probabile candidato governatore in Sicilia per il PD e per il centrosinistra oppone un veto all’alleanza con Alternativa Popolare.

E quindi a questo punto quale sarà la prossima mossa di Alfano nelle sue vesti di aspirante fornaio? Staremo a vedere, ed a giudicare saranno i cittadini siciliani, sempre più stanchi dell’ennesima pantomima messa in scena dal teatrino della politica.

 

Gianni Brandi

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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