sabato, Settembre 18, 2021
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Terremoto, un anno dopo: non è più il tempo delle parate

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Sisma un anno dopo, non è più il tempo delle parate. E’ stato un anno lungo, per certi versi interminabile. E agosto si conferma come mese implacabile per la terra che si muove. Lo scorso anno il Centro Italia, quest’anno Ischia. Nel 2016 un sisma di entità devastante, che ha distrutto vite e famiglie intere. Nel 2017 scosse di entità più contenuta, ma che non hanno evitato il dramma.

A distanza di un anno, qualcosa, non per tutti, comincia a cambiare solo ora, ma le macerie sono sempre lì. Circolano foto che ritraggono barriere poste per contenerle e forse nasconderle all’arrivo dei politici per l’inevitabile presenza sul luogo ed i discorsi di rito allo scoccare dell’anno.

Ma nulla può sotterrare il dolore delle popolazioni colpite che a fatica stanno riprendendo le proprie vite. Il terremoto del 24 agosto 2016 non ha colpito solo Amatrice. Pescara del Tronto, Arquata, i territori limitrofi. Alle 3.36 il boato, poi la terra ha inghiottito case, esseri umani, con una ferocia che nessuno potrà mai dimenticare. Le casette sono arrivate, e non per tutti, a quasi un anno di distanza.

Un anno pieno di dolore, di proteste, di indifferenza da parte delle Istituzioni. Qui i discorsi non servono. Le parate sono inutili. Intere famiglie costrette alle riffe delle casette quando avrebbero avuto il diritto di essere assistite da subito. E ci sarebbe stata la possibilità di farlo. Ma al di sopra di tutto ora c’è la burocrazia, che detta tempi e modi, che detta le regole. Una burocrazia ingombrante, spesso inutile, quasi sempre nociva. Alle emergenze si deve rispondere con semplicità ed immediatezza. Le parate non fanno bene a nessuno. Generano solo rabbia. Ma questo sembra essere un concetto di difficile assimilazione. Almeno da parte della classe governante, che non ha forse ben chiara la tragedia vissuta dai reduci del terremoto.

Il sisma ha cambiato per sempre la vita delle persone. E nel mentre continuano le scosse, seppur minime: dal 24 agosto 2016 se ne sono verificate 75mila di varia intensità. Una sequenza infinita. A distanza di un anno, si è ben lontani dal superare l’emergenza. E, a Cittareale, ci sono persone collocate in container donati dalle associazioni senza che lo Stato abbia mosso un dito. Persone con problemi di salute gravi, alle quali nessuna risposta è stata data se non un assoluto e cinico silenzio. (Foto tratta da L’Espresso)

Lucia Mosca