giovedì, Dicembre 2, 2021
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Caro Don Biancalani, un reverendo non dovrebbe indicare nemici

Legittimamente Don Biancalani da Vicovaro (Pistoia) aveva ritenuto una settimana fa di invitare 15 migranti – accolti anch’essi nel nostro Paese a spese dei contribuenti –a trascorrere una giornata in piscina in sua compagnia.

Ed altrettanto legittimamente il sacerdote aveva deciso di pubblicare le foto della giornata balneare sul proprio profilo FACEBOOK, accettando com’è ovvio in tal modo che gli utenti del social network potessero liberamente esprimere la propria opinione sulla iniziativa escogitata da Don Biancalani, tenuto conto dei gravi problemi che affliggono ogni giorno i nostri concittadini che anch’essi hanno diritto alla assistenza pastorale e materiale della Chiesa e dei propri parroci.

Appare quindi del tutto naturale che le foto ed il messaggio liberamente postati dal Parroco di Vicovaro avranno riscosso il consenso – più o meno entusiastico – di alcuni cittadini ed il dissenso di altri come è giusto che sia.

Ma la presa di posizione contraria all’operato di Don Biancalani assunta dai rappresentanti di Forza Nuova è stata bollata come una minaccia. Però quale sia la lamentata minaccia non appare chiaro, se appena si considera che nel nostro codice penale la minaccia è definita come la prospettazione di un danno ingiusto alla persona che si ritiene minacciata: ma in questo caso quale sarebbe il danno ingiusto che Forza Nuova  avrebbe prospettato al Parroco di Vicovaro?

Quello di presenziare alla messa di domani per vigilare sulla effettiva dottrina cattolica professata da Don Biancalani. Tutto qui? Evidentemente sì, a meno che esprimere il proprio dissenso dalle prese di posizione del religioso non debba essere considerato un delitto di lesa maestà.

E d’altronde il parroco di Vicovaro vorrà riconoscere che il messaggio da lui postato insieme alle foto dei 15 migranti invitata a trascorrere la giornata in piscina non suona perfettamente in linea con la dottrina della chiesa.

Scrivere “…e oggi…PISCINA! Loro ( i migranti) sono la mia Patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici.” appare stonato in bocca ad un sacerdote, ad un ministro della chiesa che dovrebbe predicare la pace, e non segnalare  nemici.

Un parroco che trae il proprio sostentamento dai fondi che lo Stato italiano versa per il sostentamento del clero provenienti dalle tasse pagate dai cittadini dovrebbe essere più cauto nelle proprie manifestazioni di patriottismo: la terra dei Padri è quella per cui tanti Italiani hanno versato il proprio sangue e se la si baratta su due piedi con quella dei migranti provenienti dall’Africa non ci si dovrebbe sorprendere se può manifestarsi qualche opinione non favorevole, senza necessariamente sentirsi minacciati.

Un vero parroco nell’Italia di oggi dopo 10 anni di crrisi economica e sociale devastante non dovrebbe correre dietro a nemici immaginari, ma essere vicino alle famiglie dei propri parrocchiani che non arrivano alla fine del mese, occuparsi dei malati e dei poveri, lavorare di più e preoccuparsi meno di giornate in piscina e social network.

E prima di lamentarsi di fantomatiche minacce, sarebbe assai meglio  fare un bagno di umiltà, e predicare pace e concordia secondo il precetto evangelico, anziché assumere posizioni provocatorie additando nemici con il rischio di seminare vento e lagnarsi poi se si ritiene immotivatamente di raccogliere tempesta.

Gianni Brandi