mercoledì, Dicembre 8, 2021
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Renzi ed Alfano in Sicilia ultimi all’8%, D’Alema al secondo posto al 25%

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Avevamo ragione ancora una volta: 8 giorni fa titolavamo come Massimo D’Alema in Sicilia per la presentazione del candidato unitario della sinistra Claudio Fava avesse letteralmente asfaltato la premiata ditta Renzi-Alfano che fiutando la sconfitta aveva provato a derubricare la corsa a Palazzo dei Normanni a mero fatto locale.
Tale bizzarra tesi politica locale era stata apostrofata da D’Alema come autentica idiozia nazionale, in considerazione della grande importanza che da sempre le vicende siciliane hanno rivestito per la politica Italiana, dai tempi del 61 a 0 dei tempi del Berlusconi all’apice del suo successo in avanti.
E D’Alema, da politico esperto ed acuto osservatore aveva ampiamente ragione a parlare di un possibile sorpasso del candidato della sinistra Claudio Fava, autorevole ed assai apprezzato, ai danni del rettore Micari messo in pista dalla strana coppia PD-alfaniani speranzosi di riproporre la favola vincente del centro-sinistra d’antan.
Ma altri erano i tempi, e ben altri erano i protagonisti di quella stagione, a fronte dei Renzi ed Alfano di oggi; e d’altronde i forti maldipancia nel Partito Democratico per il fallimentare accordo stipulato nonché i pezzi persi da Alternativa Popolare dopo la brusca svolta a sinistra impressa al partito avevano già fatto suonare il campanello d’allarme per la candidatura di Micari.
Ed oggi gli ultimi sondaggi ci danno la conferma di ciò che sostenevamo fin da 50 giorni fa, cioè dai tempi delle oscillazioni di Alfano fra i due presunti forni siciliani da cui veniva però respinto dai veti posti dalla Meloni e Salvini da una parte, e dai bersaniani dall’altra.
Il centrodestra con Nello  Musumeci avviato verso una vittoria schiacciante al 42%, il rettore Micari candidato del Pd e di Alfano non pervenuto con un misero 8 %, mentre Claudio Fava sostenuto da D’Alema, da MDP e da Sinistra Italiana prenderebbe il 25$, cioè gli stessi voti del Movimento 5 Stelle. Sarebbe questo il risultato delle elezioni regionali in Sicilia se si andasse al voto domani secondo il sondaggio realizzato dall’autorevole istituto di Piepoli.
Claudio Fava, committente del sondaggio nonchè vicepresidente della commissione Parlamentare Antimafia e candidato governatore della sinistra unitaria raggiungerebbe quindi la percentuale record del 25%, affiancando Giancarlo Cancilleri, candidato del Movimento 5 Stelle alla carica di Governatore in Sicilia.
Si conferma quindi che il prossimo 5 novembre dopo l’apertura delle urne per le elezioni regionali nell’isola rischia di diventare la data dell’intimo di sfratto della strana coppia dai palazzi della politica: gli ultimi sondaggi, nonostante il tour elettorale di Renzi in Sicilia, il ritiro della candidatura del Presidente uscente Rosario Crocetta novello figliol prodigo del PD renziano, il patto di ferro di stretto con Alfano che ha annunciato il suo appoggio al candidato della sinistra Micari, confermano lo stesso Micari ultimo con sempre maggior distacco dagli altri concorrenti, ad una distanza siderale dal favorito Nello Musumeci, candidato del centrodestra unitario e dagli inseguitori Giancarlo Cancilleri e Claudio Fava.
Il gigantesco fallimento in Sicilia del centrosinistra a trazione renziana ed alfaniana che si sta sempre più profilando nei sondaggi, suona come una campana a morto per le ambizioni di un prossimo ritorno a Palazzo Chigi da parte di Renzi e della ennesima comoda poltrona di governo da parte di Alfano, che sta andando incontro ad una autentica disfatta proprio a casa sua: infatti le ambizioni alfaniane di portare Alternativa  Popolare alle urne sicule in doppia cifra si scontrano con la dura realtà dei sondaggi che danno tale cifra ridotta a un terzo dopo l’accordo con il PD e le ultime defezioni che si avvicendano.
E si conferma che D’Alema aveva già alzato i toni dello scontro, avendo annusato aria di sconfitta per il PD, e di successo per la nuova sinistra unitaria nella competizione interna allo schieramento progressista. Dalla Sicilia si leva un vento di tempesta che presto soffierà sui palazzi romani della politica nazionale.
                                                                                                        Gianni Brandi