martedì, Ottobre 20, 2020
Home > Mondo > A BARCELLONA IL POPOLO DICE SI ALLA SPAGNA E NO AL KATALUNISTAN

A BARCELLONA IL POPOLO DICE SI ALLA SPAGNA E NO AL KATALUNISTAN

La grandissima manifestazione contro la secessione che ha attraversato ieri il centro di Barcellona ha detto una grande parola di chiarezza sulla inconcepibile situazione di tensione  in cui le forzature del fronte secessionista hanno infilato la Catalogna e tutta Spagna.

Al netto dell’isteria antispagnola che attraversa alcune frange dell’indipendentismo catalano, che credono forse di vivere ancora negli anni ’30 della guerra civile Spagnola, ed intravedono fantasmi Franchisti e Fascisti in chiunque non assecondi le rottura istituzionale secessionista che Puigdemont va organizzando, le centinaia di manifestanti pacifici e colorati che hanno attraversato ieri i viali e le ramblas della capitale catalana hanno detto con chiarezza SI alla unità nazionale della Spagna voluta dalla carta costituzionale, SI alla autonomia della Catalogna nel quadro della nazione spagnola e della unione europea, ed un secco NO a frenesie secessioniste e fanatismi antistorici ben fotografati dallo striscione che in testa al corteo rigettava la cosiddetta “Repubblica bolivariana del Katalunistan” che gli indipendentisti paiono sognare. Il popolo è, quindi, per l’unione.

Ed ai secessionisti che urlano alla occupazione militare della Catalogna, alla repressione della volontà del popolo sovrano ha risposto in maniera inequivocabile la grandissima manifestazione democratica di ieri a Barcellona, e gli ultimi sondaggi che hanno rilevato che la grande maggioranza del 59% del popolo catalano si schiera contro la secessione.

E bene ha fatto il Nobel per la Letteratura Mario Vargas Llosa, che si è pronunciato più volte contro l’indipendenza definendo il referendum catalano “un golpe politico a ricordare che la passione nazionalista può essere distruttiva quando degenera in fanatismo e razzismo, la cosa peggiore è la passione nazionalista. E ad ancor meglio ha fatto il premio Nobel a parlare della Spagna come terra di libertà e di legalità che non potrà essere distrutta dalla secessione catalana voluta da Puigdemont e dai suoi seguaci, in barba a 5 secoli di storia unitaria della Spagna intera.

E d’altronde si stenta a comprendere la strategia dei secessionisti catalani, guidati da Carles Puigdemont: nonostante gli appelli a rispettare la legalità costituzionale giunti dal primo ministro Mariano Rajoy e dal Re di Spagna Filippo VI gli indipendentisti non intendono ragioni e procedono verso una rottura istituzionale totale, pur fra vaghe richieste di impossibili mediazioni internazionali ed appelli all’intervento della Chiesa cattolica.

Ma a questo punto Puigdemont ed i suoi seguaci vanno definitivamente posti di fronte alle proprie gravi responsabilità, che non possono essere nascoste gridando al Franchismo a al Fascismo, o denunciando fantomatiche occupazioni militari da parte di Madrid.

Al contrario la democrazia si fonda sul rispetto delle leggi e delle regole che in questo caso sono chiarissime ed inequivocabili: la Costituzione in Spagna non ammette la secessione, e la stessa Unione Europea ha ammonito Barcellona sulla inevitabile esclusione dall’Europa di una ipotetica Catalogna indipendente.

Ed anche dal mondo economico e finanziario catalano giungono segnali assai eloquenti sulla preoccupazione generata dall’ipotesi di secessione: i maggiori istituti bancari Catalani si stanno affrettando a spostare le proprie sedi legali a Madrid per evitare problemi e difficoltà.

Pertanto la situazione appare chiarissima e lampante: se Puigdemont e gli indipendentisti vogliono procedere verso la secessione debbono sapere che la legge non lo consente, e quindi si cadrebbe nella illegalità a nulla valendo le lamentele sulla libertà violata, sull’autoritarismo di Madrid e simili amenità. E a tale riguardo bisognerebbe ascoltare anche le ragioni di quel 60% di cittadini Catalani che non hanno votato per staccarsi dal resto della Spagna.

Se si vuole la secessione da Madrid occorre una rottura istituzionale, e bisognerà assumersene la responsabilità. Qui ed oggi.

        Gianni Brandi

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *