giovedì, Ottobre 22, 2020
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Precari a vita? No grazie. L’Italia garantisca dignità alle persone

Il precariato è ormai una piaga sociale di cui nessuno parla. E non è solo una prerogativa dell’età giovanile. Precari si può essere a vita, pur lavorando, ma senza poter anelare ad una seppur minima garanzia. In tema di pubblico impiego le norme italiane non sono in linea con quelle di matrice europea. Il risultato è che l’Italia è il Paese dell’eterno precariato. Molte volte, la Corte Europea ha “bacchettato” il legislatore italiano affinché predisponesse una tutela «più energica» nei confronti dei lavoratori precari. Ad oggi, però, ancora non si è arrivati ad una soluzione che risolva definitivamente il problema. Tuttavia la questione non riguarda in maniera esclusiva il pubblico impiego, che pure esercita tutele maggiori rispetto al privato.

Co.co.co, co.co.pro. Spesso celano rapporti di lavoro subordinato a tutti gli effetti, mascherati sotto un contratto apparentemente autonomo o a progetto. Ferie, malattia, tredicesima, maternità. Sono un’utopia. Per non parlare della pensione. Vista la scarsità delle offerte di lavoro, chi “assume” personale, spesso con promessa di future assunzioni, lo fa, consapevolmente, con l’obiettivo di sfruttare i “dipendenti” per sostenere costi più bassi ed investire il proprio denaro in altri ambiti.

Sarebbe opportuno dare una giusta e chiara regolamentazione alla materia, in virtù del fatto che a fronte di un immenso numero di lavoratori precari senza tutele che svolgono orario lavorativo pieno con il continuo timore di perdere il posto di lavoro, ce ne sono troppi dotati di eccessivi privilegi a cui, forse, non interessa più di tanto brillare in quanto a produttività. Probabilmente una maggiore attività di vigilanza e controllo eviterebbero molti problemi. Parliamo di lavoratori precari in molti ambiti, in quanto i co.co.co/pro vengono ormai utilizzati un po’ ovunque, anche laddove sarebbe possibile effettuare una regolare assunzione.

L’uso di contratti atipici come co.co.co/pro è stato fortemente ostacolato dal Jobs Act. Tuttavia se sono ancora così diffusi evidentemente non c’è grande determinazione nel dare dignità vera a persone che spesso lavorano più di altre senza vedersi riconosciuto alcun diritto. “Se va bene è così – ci si sente spesso dire – più di questo non possiamo fare”. Frase, questa, che suona chiaramente come un ricatto. E’ assolutamente necessario che si adotti un sistema più equo e meno criminale.

E, a proposito di lavoro, come un tuono arrivano anche le parole di Papa Francesco: “Il lavoro non è un dono gentilmente concesso a pochi raccomandati: è un diritto per tutti!”. “Il premio – ha detto – sembra andare a quelli che sono sicuri in se stessi benché questa sicurezza sia stata sviluppata nella corruzione”.

Per concludere non si può non parlare del precariato giornalistico, regolato da una serie di norme complesse, artificiose e spesso di ostacolo a chi vuole intraprendere la professione in maniera seria. Lo sfruttamento dei collaboratori esterni, pagati a pezzo, spesso con il miraggio di una futura assunzione, meriterebbe non solo sanzioni severe ma anche l’apertura di procedimenti penali che siano da esempio e fungano da deterrente per salvaguardare così le prossime generazioni di giornalisti. Sono i pubblicisti i più sfruttati in assoluto. Nessuna tutela, nessun controllo. Quando va bene un co.co.co e via. Una volta che non servono più vengono gettati via e sostituiti da altri.

Lucia Mosca

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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