mercoledì, Ottobre 27, 2021
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Indagini chiuse: Gianfranco Fini e Francesco Corallo a rischio processo

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Gianfranco Fini a rischio processo: la chiusura dell indagini sulla presunta attività di riciclaggio potrebbe comportare il rinvio a giudizio per il Re delle slot machine Francesco Corallo, per l’ex leader di An Gianfranco Fini, per la compagna Elisabetta Tulliani, il fratello di quest’ultima, Giancarlo e il padre Sergio. La procura di Roma ha notificato il relativo avviso agli indagati. Si tratta della procedura che prelude alla richiesta di processo.

Nel mese di maggio scrivevamo del fatto che i finanzieri del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Roma, avevano posto in essere nei confronti di Gianfranco Fini il sequestro di un milione di euro in polizze vita. Questo in rapporto all’inchiesta aperta per vari reati, tra cui il riciclaggio, che vede indagati l’ex presidente della Camera ed i membri della famiglia Tulliani. “Il provvedimento cautelare reale – rendeva noto il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata della guardia di finanza – segue altro sequestro preventivo già eseguito nei confronti di Giancarlo, Sergio ed Elisabetta Tulliani”.  Questo per una serie di “affari” con il re dei videopoker Francesco Corallo. La vicenda è legata anche alla storia della casa di Montecarlo, immobile di Alleanza Nazionale, che, per uno strano giro, andò a finire nelle mani del cognato di Fini, Giancarlo Tulliani.

“I proventi illeciti conseguiti dall’associazione capeggiata da Francesco Corallo – secondo quanto riferito dalla guardia di finanza – sono stati utilizzati per attività economiche, finanziarie, ed acquisizioni immobiliari, tra cui l’acquisto dell’appartamento ceduto da Alleanza Nazionale alle società offshore Printemps e Timara, riconducibili a Giancarlo e Elisabetta Tulliani”
Secondo gli inquirenti,  la vendita dell’appartamento di Montecarlo, ceduto da Alleanza Nazionale alle società offshore Printemps e Timara, fu effettuata “alle condizioni concordate con Francesco Corallo ed i Tulliani” e decisa da Gianfranco Fini “nella piena consapevolezza di tali condizioni”.
In relazione alla vicenda, Fini si è sempre professato innocente: “Magari sono un coglione  – avrebbe detto – , ma non un disonesto”.

Secondo gli investigatori, invece, sarebbe stato proprio lui il promotore dei rapporti posti in essere tra Corallo e la famiglia Tulliani.  Sulla base di questi elementi era quindi stato disposto il sequestro preventivo poi eseguito nei suoi confronti. “Non disonesto, semmai coglione”. Ora Gianfranco Fini, e non solo lui, rischia il processo.

Lucia Mosca