martedì, Settembre 29, 2020
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Rajoy non sospende l’autonomia della Catalogna ma rimuove Puigdemont

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Costituzione Spagnola del 27 dicembre 1978 – Articolo 155

  1. Ove la Comunità Autonoma non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma e, ove questa sia disattesa con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie por obbligarla all’adempimento forzato di tali obblighi o per la protezione di detti interessi.
  2. Il Governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l’esecuzione delle misure previste nel comma precedente.

Tanto tuonò che piovve. Dopo settimane e mesi di insistenza da parte di Puigdemont su posizioni secessioniste, il governo spagnolo a tutela della unità della Nazione ha deciso di fare ricorso alla applicazione della Carta costituzionale spagnola che all’art. 155 prevede la possibilità di attuare le misure necessarie ad assicurare il rispetto degli obblighi legali da parte delle Comunità autonome ed indispensabili a proteggere gli interessi generali della Spagna.

Si è proceduto quindi, da parte di Rajoy, a riconfermare la autonomia della Catalogna come Comunità ma contestualmente a rimuovere dai propri incarichi l’attuale presidente catalano Puigdemont ed il suo governo per la attività separatista e secessionista dal resto della Nazione spagnola svolta da mesi.

Nel contempo si ribadisce l’autogoverno della regione catalana e si manifesta la intenzione di fissare al più presto – probabilmente già a gennaio – nuove elezioni locali per la elezione di un nuovo presidente e di un nuovo governo della Comunità autonoma.

E le prime proteste provenienti dai politici secessionisti catalani che gridano al colpo di Stato non chiariscono come ciò sia possibile laddove ci si sia limitati ad applicare le norme costituzionali come era ovvio ed obbligatorio che ciò accadesse, soprattutto dopo i ripetuti appelli e richieste di chiarimento inevasi da Puigdemont e dai suoi seguaci.

Cosa potrebbe accadere ora in Spagna? Molto probabilmente nulla di rivoluzionario, in considerazione della natura democratica e pacifica della stragrande maggioranza del popolo catalano e spagnolo, che ha finora manifestato pacificamente le diverse opinioni nel corso di grandi manifestazioni di piazza svoltesi a Barcellona, che hanno mostrato come il numero di cittadini catalani contrari alla secessione sia certamente non piccolo e molto probabilmente superiore a quello dei separatisti, in considerazione anche dei numerosi sondaggi che confermano una maggioranza in Catalogna contraria al 59% a staccarsi dalla Spagna.

D’altronde al caotico referendum svoltosi al di fuori delle regole ad inizio ottobre in Catalogna, solo il 39% degli elettori catalani avevano votato per la separazione, con le conseguenze prevedibili.

E d’altronde si stenta a comprendere la strategia dei secessionisti catalani, guidati da Carles Puigdemont: nonostante gli appelli a rispettare la legalità costituzionale giunti dal primo ministro Mariano Rajoy e dal Re di Spagna Filippo VI gli indipendentisti non intendono ragioni e procedono verso una rottura istituzionale totale, pur fra vaghe richieste di impossibili mediazioni internazionali ed appelli all’intervento della Chiesa cattolica.

Ma a questo punto Puigdemont ed i suoi seguaci sono stati definitivamente posti di fronte alle proprie gravi responsabilità, che non possono essere nascoste gridando al Franchismo a al Fascismo, o denunciando fantomatiche occupazioni militari da parte di Madrid.

Al contrario la democrazia si fonda sul rispetto delle leggi e delle regole che in questo caso sono chiarissime ed inequivocabili: la Costituzione in Spagna non ammette la secessione, e la stessa Unione Europea ha ammonito Barcellona sulla inevitabile esclusione dall’Europa di una ipotetica Catalogna indipendente.

Ed anche dal mondo economico e finanziario catalano giungono segnali assai eloquenti sulla preoccupazione generata dall’ipotesi di secessione: i maggiori istituti bancari Catalani si stanno affrettando a spostare le proprie sedi legali a Madrid per evitare problemi e difficoltà.

Pertanto la situazione appare chiarissima e lampante: se Puigdemont e gli indipendentisti vogliono procedere verso la secessione debbono sapere che la legge non lo consente, e quindi si cadrebbe nella illegalità a nulla valendo le lamentele sulla libertà violata, sull’autoritarismo di Madrid e simili amenità. E a tale riguardo bisognerebbe ascoltare anche le ragioni di quel 60% di cittadini Catalani che non hanno votato per staccarsi dal resto della Spagna.

Se si vuole la secessione da Madrid occorre una rottura istituzionale, e bisognerà assumersene la responsabilità. Tutto qui.

Il Conte Rosso

Redazione
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