giovedì, Agosto 13, 2020
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PUIGDEMONT FA MARCIA INDIETRO: ELEZIONI ANTICIPATE

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Siamo ad una svolta nel braccio di ferro fra il governo Madrid ed i secessionisti Catalani: il primo ministro Catalano Carles Puigdemont ha sospeso la dichiarazione di indipendenza unilaterale della sedicente repubblica di Catalogna, e sta valutando la fissazione di elezioni regionali anticipate al 20 dicembre per evitare il commissariamento – e non la abolizione, si badi bene – della autonomia Catalana a seguito dell’applicazione da parte del Governo di Madrid dell’art. 155 della costituzione Spagnola che tutela l’unità della Spagna.

E la nuova posizione più moderata di Puigdemont sta già scontentando la piazza dei secessionisti e sta provocando la fuoriuscita dal suo partito di due deputati catalani Batalla e Cuminal che denunciano “la resa ed il tradimento” dei vertici della ammin istrazione autonoma di Barcellona.

Nonostante ciò bisogna essere lieti della svolta moderata e legalitaria adottata da Puigdemont: solo all’interno delle norme costituzionali si può discutere di maggiore autonomia per Barcellona.

Già 10 giorni fa la grandissima manifestazione contro la secessione che aveva attraversato il centro della capitale Catalana aveva detto un grande parola di chiarezza sulla inconcepibile situazione di tensione in cui le forzature del fronte secessionista hanno infilato la Catalogna e tutta Spagna.

Al netto dell’isteria antispagnola che attraversa alcune frange dell’indipendentismo catalano, che credono forse di vivere ancora negli anni ’30 della guerra civile Spagnola, ed intravedono fantasmi Franchisti e Fascisti in chiunque non assecondi le rottura istituzionale secessionista che Puigdemont va organizzando, le centinaia di manifestanti pacifici e colorati che avevano attraversato i viali e le ramblas della capitale catalana hanno detto con chiarezza SI alla unità nazionale della Spagna voluta dalla carta costituzionale, SI alla autonomia della Catalogna nel quadro della nazione spagnola e della unione europea, ed un secco NO a frenesie secessioniste e fanatismi antistorici ben fotografati dallo striscione che in testa al corteo rigettava la cosiddetta “Repubblica bolivariana del Katalunistan” che gli indipendentisti paiono sognare.

Ed ai secessionisti che urlano alla occupazione militare della Catalogna, alla repressione della volontà del popolo sovrano ha risposto in maniera inequivocabile la grandissima manifestazione democratica di ieri a Barcellona, e gli ultimi sondaggi che hanno rilevato che la grande maggioranza del 59% del popolo catalano si schiera contro la secessione.

E bene aveva fatto il Nobel per la Letteratura Mario Vargas Llosa, a pronunciarsi contro la secessione definendo il referendum catalano “un golpe politico a ricordare che la passione nazionalista può essere distruttiva quando degenera in fanatismo e razzismo, la cosa peggiore è la passione nazionalista. E ad ancor meglio aveva fatto il premio Nobel a parlare della Spagna come terra di libertà e di legalità che non poteva essere distrutta dalla secessione catalana, in barba a 5 secoli di storia unitaria della Spagna intera.

E d’altronde si stentava fino ad oggi a comprendere la strategia dei secessionisti catalani, guidati da Carles Puigdemont: nonostante gli appelli a rispettare la legalità costituzionale giunti dal primo ministro Mariano Rajoy e dal Re di Spagna Filippo VI gli indipendentisti non intendevano ragioni e procedevano verso una rottura istituzionale totale, pur fra vaghe richieste di impossibili mediazioni internazionali ed appelli all’intervento della Chiesa cattolica.

Ma a questo punto Puigdemont ed i suoi seguaci andavano definitivamente posti di fronte alle proprie gravi responsabilità, che non possono essere nascoste gridando al Franchismo a al Fascismo, o denunciando fantomatiche occupazioni militari da parte di Madrid.

Al contrario la democrazia si fonda sul rispetto delle leggi e delle regole che in questo caso sono chiarissime ed inequivocabili: la Costituzione in Spagna non ammette la secessione, e la stessa Unione Europea ha ammonito Barcellona sulla inevitabile esclusione dall’Europa di una ipotetica Catalogna indipendente.

Ed anche dal mondo economico e finanziario catalano giungevano segnali assai eloquenti sulla preoccupazione generata dall’ipotesi di secessione: i maggiori istituti bancari Catalani si stanno affrettando a spostare le proprie sedi legali a Madrid per evitare problemi e difficoltà.

Pertanto la situazione appare chiarissima e lampante: se Puigdemont e gli indipendentisti volevano procedere verso la secessione avrebbero dovuto sapere che la legge non lo consente, e quindi si sarebbe caduti nella illegalità a nulla valendo le lamentele sulla libertà violata, sull’autoritarismo di Madrid e simili amenità. E a tale riguardo bisognerebbe ascoltare anche le ragioni di quel 60% di cittadini Catalani che non hanno votato per staccarsi dal resto della Spagna.

Bisogna quindi gioire della svolta di Puigdemont che ha riportato il buonsenso al centro del dibattito fra Barcellona e Madrid: se si fosse invece voluta la secessione dalla Spagna si sarebbe prodotta una rottura istituzionale, gravida di pericolose conseguenze.

Ciò non è accaduto, almeno per ora, e tutta l’Europa deve esserne contenta.

       Il Conte Rosso

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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