mercoledì, Ottobre 27, 2021
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LO STRAPPO DI GRASSO: “VIA DAL PD, NON MI CI RICONOSCO PIU’”

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Ennesima patata bollente per il Partito Democratico in questo scorcio di fine legislatura: dopo la mozione di censura parlamentare approvata nei confronti della vigilanza bancaria esercitata dall’attuale Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, all’odierno strappo del Presidente del Senato ed ex magistrato antimafia Pietro Grasso che dopo l’approvazione della nuova legge elettorale cosiddetta “Rosatellum bis” ha lasciato il PD iscrivendosi al gruppo misto del Senato.

Ed entrambe le questioni stanno finendo per rappresentare autentiche spine nel fianco per il partito di via del Nazzareno: la prima querelle, sorta per la censura adottata nei confronti della presunta mancata vigilanza bancaria esercitata dall’Istituto di via Nazionale ha paradossalmente finito per ricompattare attorno alla figura di Ignazio Visco un ampio fronte rappresentato tanto dai referenti istituzionali dello stesso, ovvero il Primo ministro Gentiloni, il Consiglio Superiore della Banca d’Italia in sede consultiva ed il Presidente della Repubblica Mattarella quanto dagli interlocutori politici coinvolti ed in primo luogo il centrodestra che aveva proceduto nel 2011 alla originaria nomina di Visco a Governatore con la indicazione del Governo Berlusconi.

E quindi, come avevamo agevolmente pronosticato già una settimana fa, la iniziativa parlamentare della compagine renziana – nella più classica della eterogenesi dei fini – ha finito per spianare la strada alla riconferma di Ignazion Visco per un secondo mandato sessennale alla Banca Centrale di via Nazionale.

Ed altrettanto sta accadendo in queste ore a seguito della seconda querelle sorta per iniziativa del Partito Democratico, ovvero della serie di 5 fiducie imposte nell’aula del Senato per ottenere la approvazione della nuova discutibilissima legge elettorale, senza rischiare modifiche che riportassero il provvedimento indietro al vaglio della Camera dei Deputati.

Questa autentica forzatura parlamentare ha portato ad un terremoto nella pericolante maggioranza di Palazzo Madama: gli esponenti bersaniani e dalemiani di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista hanno definitivamente rotto con il Partito Democratico comunicando il proprio passaggio all’opposizione, e nel contempo i voti mancanti sono stati sostituiti dai senatori verdiniani, in veste di novelli salvatori della Patria.

A questo punto Pietro Grasso ha rotto gli indugi, e censurando la strozzatura del dibattito parlamentare voluta con la autentica raffica di voti di fiducia richiesti dal Governo, ha finito per uscire dal Partito Democratico nel quale ha dichiarato di non riconoscersi più.

E bene ha fatto a tale riguardo Luigi Di Maio, reduce dalle proteste di piazza contro la legge elettorale organizzate dal Movimento 5stelle a stigmatizzare le scelte del PD che hanno finito per provocare l’abbandono del partito del Presidente del Senato ed autentico simbolo della lotta alla mafia e nel contempo per favorire l’abbraccio mortale con Denis Verdini ed i suoi seguaci.

O TEMPORA, O MORES.

Gianni Brandi