lunedì, Novembre 23, 2020
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Chiuso il processo “all’untore”: 24 anni di carcere a Valentino Talluto

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Il processo “all’untore” si chiude con una condanna a 24 anni di carcere. Valentino Talluto è finito sul banco degli imputati con l’accusa di aver contagiato con l’Hiv 32 persone tra cui molte sue ex. La Procura aveva chiesto la condanna all’ergastolo, ma i giudici della III Corte di d’Assise di Roma, dopo oltre 10 ore di camera di consiglio, hanno stabilito per lui una pena più lieve. Caduto il reato di epidemia dolosa.

“È la nostra piccola grande vittoria. Giustizia è fatta. Ora ci unisce la gioia”. Queste le prime parole delle ragazze vittime del contagio, costituitesi parte civile.

Impassibile, calmo, come sempre, Talluto non ha avuto alcuna reazione al momento della lettura della sentenza, mentre le vittime si sono abbracciate piangendo. I giudici gli hanno riconosciuto il reato di lesioni aggravate.

La personalità di Talluto è agghiacciante: ha contagiato le vittime consapevolmente, senza curarsi delle conseguenze. E’ cresciuto con la zia, perché suo padre e sua madre sono morti. Ha perso la mamma, malata di Aids, all’età di quattro anni. E questo potrebbe spiegare molti aspetti del suo agire. La sua compagna, che è stata informata della sua sieropositività dopo un mese dall’inizio della loro frequentazione, lo ha perdonato e dichiara che lo aspetterà per tutto il tempo che sarà necessario. Perché lei lo ama. Vuole una famiglia. E dei figli da lui.

Tra le persone che Valentino Talluto è accusato di avere contagiato ci sarebbe persino una donna incinta. Ed il figlio della ragazza risulterebbe sieropositivo. Durante gli interrogatori resi durante le indagini, pur affermando di essere dispiaciuto per quanto accaduto, l’uomo si è sempre difeso sostenendo di non essere al corrente dei danni che avrebbe potuto causare.

Sono in totale 57 gli episodi di contagio riferiti a Talluto, tra diretti, indiretti, casi di donne scampate all’infezione. Si parla anche di tre uomini che con Valentino avrebbero preso parte a rapporti sessuali.

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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