martedì, Ottobre 20, 2020
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Le donne e l’arte – Tracey Emin, la leggenda

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Probabilmente sono sorte più leggende intorno a Tracey Emin che intorno a qualsiasi altra artista apparsa sulla scena negli anni’90 con l’etichetta della Young British Art. Storie che narravano il suo ritiro da scuola, i lavori precari, una vita sessuale selvaggia e tutti i traumi connessi – come perdere la verginità a 13 anni in quello che fu effettivamente uno stupro – apparvero ovunque, non solo sulle riviste d’arte.

Lettori e spettatori furono informati su parti di feti morti, abuso d’alcol e scandalose apparizioni televisive. Queste storie di lussuria e dolore erano alimentate dalla stessa arte di Tracey Emin, uno sfruttamento impietoso della propria biografia, la cui immediatezza apparentemente esibizionistica può risultare scioccante. Lo spettatore diventa inconsapevole un voyeur che può soddisfare la sua ricerca del sensazionale in modo altrimenti offerto solo dai mass media; ma da Tracey Emin può trarre anche qualcosa che i mezzi di comunicazione di massa non offrono, poiché un analisi più attenta della sua arte svela un mondo poetico e precisamente definito, evidentemente autentico, in grado di proiettare una persona dentro la propria vita e propri problemi.

L’individuale e l’universale, l’intimo e il pubblico si intrecciano continuamente dell’opera di Tracey Emin. All’interno di questo campo di forza l’artista riesce a intavolare un avvincente discorso su emozioni e desideri che incoraggia lo spettatore e le sue aspirazioni a tornare nel mondo altrimenti arido, accademico e “reificato” dell’arte. E’ proprio qui che risiede l’aspetto politico dell’arte di Tracey Emin. Il modo in cui alcuni eventi della sua biografia sono collegati con l’esperienza, la memoria e le preoccupazioni attuali della collettività si palesa in Everyone I Have Ever Slept Whith From 1963-1995. Tracey Emin rivestì le pareti interne di un piccola tenda igloo con variopinte lettere ritagliate che componevano i nomi di quanti avevano condiviso suo letto in quegli anni.

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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