sabato, Dicembre 4, 2021
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FORZA NUOVA MARCIA A ROMA IN NOME DELLA PATRIA

Sono arrivati a Roma in 5mila. Per qualcuno troppi, per altri troppo pochi. Ma ognuno dei manifestanti ha marciato, tra l’altro a proprie spese, in nome della Patria, rischiando di essere identificato dalla polizia scientifica solo per tenere fede ad un ideale. Hanno rinunciato alla manifestazione del 28 ottobre non per codardia, ma per non prestare il fianco a probabili provocazioni in nome di un presunto antifascismo che suona sempre più come un concetto anacronistico e funzionale a nascondere i veri problemi del Paese.

Si possono senza ombra di dubbio non condividere le opinioni di Forza Nuova. Ma quello che è certo è che non si può vietare una manifestazione dalla connotazione assolutamente pacifica solo perché teoricamente, ma non secondo la realtà dei fatti, tesa a ricostruire un passato ormai consegnato alla storia italiana.

D’altronde chi pone certi veti non si rende conto di apparire più fascista dei fascisti. Perché, sempre in teoria, un paese democratico dovrebbe garantire la libertà di espressione, quando questa non venga ovviamente accompagnata da condotte legate alla violenza, che possano ledere la libertà altrui.

E se poi si volesse ricorrere all’abusato luogo comune di Forza Nuova quale movimento politico razzista contro gli immigrati, non si può nascondere che nella realtà quotidiana e sotto gli occhi di tutti i cittadini l’unico vero razzismo riscontrato è proprio quello a danno degli italiani a casa propria.

Ed è innegabile che un Paese democratico che pretenda di essere tale deve consentire alla popolazione di votare i propri rappresentanti e di conseguenza, attraverso i propri rappresentanti, veder configurate leggi che tutelino il popolo che esprime il proprio voto.

Quindi, tornando alla manifestazione di Forza Nuova, si è trattato di un evento teso semplicemente a far capire che molti italiani sono ancora dell’idea di seguire semplici principi quali: Dio, Patria, famiglia, onore. Il che non vuol dire nella maniera più assoluta discriminare persone di diversa etnia o religione. Ma semplicemente seguire un criterio di priorità e soprattutto legato ad un’idea di giustizia sociale che secondo logica impedirebbe l’ingresso nel Paese a soggetti con fedina penale dubbia, legati ad ambienti terroristici, o in ogni caso non intenzionati a contribuire in maniera positiva all’economia del territorio che li ospita.

Ad aprire il corteo è stato lo striscione «Tutto per la patria», insieme ai fumogeni tricolore. E dalle strade di Roma oggi arriva il segno che il vento del patriottismo, che sta soffiando forte in tutta Europa, busserà presto alle porte dei palazzi della politica italiana.

Lucia Mosca