venerdì, Ottobre 22, 2021
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Dopo l’epurazione dalla Rai, grande successo per il ritorno di Giletti su La7

“NON E’ L’ARENA” IERI HA SCRITTO UNA PAGINA ESEMPLARE DI GIORNALISMO D’INCHIESTA

La grande attesa per il ritorno di Massimo Giletti sugli schermi di La7 dopo la epurazione estiva subita dalla RAI è stata coronata da una grande serata di giornalismo televisivo, confermando l’ottimo acquisto fatto dalla emittente di Urbano Cairo che si è assicurata la collaborazione di un professionista serio ed amato dagli spettatori per le sue inchieste scomode per il potere.

Dopo un breve e sobrio racconto dei motivi dell’allontanamento dalla RAI conclusosi con una porta sbattuta da Giletti in faccia all’arroganza del sistema, si è avviata la prima puntata di “NON E’ L’ARENA” nuovo titolo del programma gilettiano.

Già dal titolo, evocativo del celeberrimo “NON E’ LA RAI” delle reti Mediaset, ed potenzialmente altrettanto destabilizzante dell’assetto dell’audience TV sempre più dinamica e non più legata allo storico predominio dell’emittente pubblica si è compresa la novità introdotta nello stagnante scenario della televisione di Stato, legata alla invadenza della politica che vuole estromettere i giornalisti scomodi.

Giletti è uno di questi, e “L’ARENA” dopo 12 anni di fortunata programmazione nel pomeriggio domenicale di RAI 1 era divenuta, assieme a “REPORT”, uno dei migliori esempi di giornalismo d’inchiesta condotto dall’emittente pubblica.

Allontanato dalla RAI, la nuova stagione di “NON E’ L’ARENA” ha scritto ieri sera una pagina esemplare di giornalismo televisivo su La7, raccontando dell’incredibile autoarresto compiuto all’aeroporto di Dubai da Giancarlo Tulliani, cognato dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini.

L’autogol del cognato di Fini è stato provocato la settimana scorsa dal tentativo dello stesso Tulliano di far arrestare invece il giornalista Daniele Bonistalli, inviato di Giletti, che si limitava a svolgere il proprio lavoro cercando di intervistare un latitante rifugiatosi a Dubai per sfuggire ad un mandato di arresto internazionale per l’ipotesi di riciclaggio.

La vicenda – desolatamente tafazziana – è stata segnata dall’incontenibile arroganza di Tulliani che, rivoltosi alla polizia di Dubai per far arrestare il giornalista (colpevole evidentemente di lesa maestà) ha finito invece per essere fermato dagli stessi poliziotti accortisi del mandato di cattura internazionale pendente sulla testa di Tulliani, e per subire poi la convalida dell’arresto per 2 mesi da parte della magistratura del Paese arabo in attesa dell’estradizione in Italia.

Da quanto accaduto, commentato poi da Giletti con i propri ospiti in studio fra cui Guido Paglia, dirigente RAI, esponente della destra politica ed amico ventennale di Gianfranco Fini fino a quando dovette rigettare le pressioni dello stesso per far ottenere contratti RAI multimilionari allo stesso cognato Tulliani, definito poi da Paglia come “ragazzotto arrogante” in una missiva all’allora Presidente della Camera è emerso l’assoluto squallore dell’affaire della casa di Montecarlo, donata ad Alleanza Nazionale da una nobildonna romana per condurre le giuste battaglie della destra e poi svenduta ad un quarto del valore allo stesso cognato di Fini.

E’ emerso poi che i fondi con cui venne pagato il prezzo dell’acquisto “low cost” provenivano da società estere controllate dal re delle slot machines Francesco Corallo, inquiisito anch’egli nell’indagine per riciclaggio internazionale legata alla casa di Montecarlo, che vede oggi indagato anche lo stesso ex Presidente della Camera Gianfranco Fini.

La grande indagine giornalistica svolta ieri sera sugli schermi di La7 da Giletti e dal suo gruppo di lavoro ha definitivamente scoperchiato la pentola su uno dei più disgustosi scandali politici del dopoguerra, che venne dapprima archiviato in sede in una frettolosa indagine della procura di Roma per essere successivamente riaperto e portato fino alla scoperta della verità da parte del Pubblico Ministero Pignatone e dai suoi collaboratori.

Una bella pagina di giornalismo quindi quella scritta ieri sera da Giletti e dal suo team all’esordi di “NON E’ L’ARENA”: grande merito a Urbano Cairo ed a La7 per essersi assicurati la collaborazione di Giletti, ma cosa dire invece dell’inqualificabile comportamento della struttura RAI che mentre firma un contratto faraonico per 4 anni Fabio Fazio traslocato la domenica sera su RAI1 con risultati deludenti mette invece alla porta un grande professionista libero ed indipendente come Massimo Giletti, che costava inoltre infinitamente meno alle tasche dei contribuenti?

Forse meglio tacere.

                                                                                                       Gianni Brandi