giovedì, Ottobre 22, 2020
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Totò Riina muore a Parma: si vantava ancora delle stragi

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Ha sempre mantenuto, fino alla morte, quello sguardo fiero, impenetrabile, privo di qualsiasi accenno di pentimento. Aveva sulle spalle ben 26 ergastoli da scontare. Questa notte, intorno alle 3.37, Totò Riina si è spento nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma. Proprio ieri aveva compiuto 87 anni. Sottoposto a due interventi chirurgici nell’arco delle ultime settimane, dopo l’ultima operazione era entrato in coma.

Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza, era ancora considerato il capo indiscusso di Cosa Nostra.

Era malato da anni. Tuttavia il peggioramento delle sue condizioni di salute era diventato sempre più evidente nell’arco degli ultimi tempi, tanto da spingere i suoi legali a chiedere un differimento di pena per motivi di salute. L’istanza è stata respinta nel mese di luglio dal tribunale di Sorveglianza di Bologna.

Ieri, quando ormai era chiaro che Totò Riina aveva ormai le ore contate, il ministro della Giustizia ha firmato il permesso per i familiari del boss di Cosa Nostra per poterlo vedere. Riina era stato ritenuto colpevole di decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del ’92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino e quelli del ’93, nel Continente.

Con un co-detenuto, si vantava ancora dell’omicidio di Falcone e minacciava di morte i magistrati. A febbraio scorso, parlando con la moglie in carcere diceva: “sono sempre Totò Riina, farei anche 3.000 anni di carcere”. L’ultimo processo a suo carico, ancora in corso, era quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in cui è imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato. Ieri, nel giorno del suo 87esimo compleanno, il figlio Giuseppe Salvatore, che ha scontato una pena di 8 anni per mafia, ha pubblicato un post di auguri su Facebook per il padre: “Per me tu non sei Totò Riina, sei il mio papà. E in questo giorno per me triste ma importante ti auguro buon compleanno papà. Ti voglio bene, tuo Salvo”. (Foto tratta da www.lasicilia.it)

 

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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