mercoledì, Dicembre 1, 2021
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TAVECCHIO A CASA, MA NON BASTA: IL CALCIO ITALIANO E’ TUTTO DA RIFARE

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Finalmente dopo il disastro di Russia 2018 e l’esonero del commissario tecnico Gian Paolo Ventura, anche il presidente federale Tavecchio, abbandonato dai suoi alleati al consiglio federale di oggi, ha rassegnato le proprie dimissioni.

Si compie così l’apocalisse sportiva della eliminazione della nazionale Italiana dalla fase finale dei Mondiali di calcio in Russia della prossima estate, tanto temuta e infine materializzatasi lunedì sera sul prato dello stadio Meazza di Milano, e infine per fortuna l’unico a pagare non è il commissario tecnico Gian Piero Ventura.

Come scrivevamo 3 giorni fa le responsabilità di Ventura nella disfatta sono purtroppo evidenti, al di là delle qualità umane del personaggio, ma è altrettanto responsabile chi ha ostinatamente voluto e imposto lo stesso Ventura quale nuovo allenatore della Nazionale dopo l’era Conte, arrivando addirittura ad agosto a prolungargli il contratto fino al 2020 senza almeno attendere prima che si ottenesse l’obiettivo minimo della qualificazione a Russia 2018.

E’ quindi altrettanto evidente il disastro calcistico compiuto vede responsabile  oltre a Ventura deve andare a casa anche l’ormai ex presidente federale Tavecchio, che ha avuto la responsabilità della scelta e della conferma del commissario tecnico, e che per entrambi era necessario lasciare la scena: e addirittura stavolta bisogna riconoscere  che  ha  fatto migliore figura Tavecchio nel dimettersi che non Ventura a restare abbarbicato al proprio incarico, per farsi esonerare ed incassare 750 mila Euro di ingaggio ( ovvero 150 volte la pensione sociale che lo Stato riconosce agli anziani ultra 65enni nullatenenti) fino a giugno.

Ma questa volta la disfatta è di tale enormi proporzioni che tutto questo non basta: è l’intero calcio Italiano che deve ricominciare da zero, mettendo un tetto agli ingaggi spropositati di calciatori che non hanno dimostrato di meritarli e cacciando fuori dal sistema approfittatori e parassiti.

Basti considerare che l’intera formazione Svedese messa insieme, e priva di fuoriclasse dopo l’abbandono di Ibrahimovic, percepisce un ingaggio inferiore a quello di alcuni dei nostri campioni schierati ieri sul glorioso campo di San Siro per dare la misura del gigantesco fallimento subito dal nostro calcio.

E’ giunta alfine l’ora di voltare pagine e di ripartire da zero: al di la degli evidenti errori commessi dall’ex commissario tecnico Ventura e dall’ex presidente federale Tavecchio, al di là delle due sconcertanti prestazioni offerte dalla nostra Nazionale che in 180 minuti giocati fra Solna e Milano non è stata in grado di realizzare nemmeno un goal alla nazionale Svedese posizionata al 25simo posto delle classifiche mondiali della FIFA, la delusione più grande è stata rappresentata per tutti i nostri tifosi dalla sensazione di impotenza che la nostra nazionale ha fornito ieri sera, incapace di rendersi pericolosa nonostante la evidente modestia dei nostri avversari.

Per cancellare l’onta di una tale eliminazione diventa necessario procedere ad una autentica rifondazione del nostro calcio: è tutto da rifare, e questa volta sul serio e fino in fondo.

Bisogna porre un tetto (d’altronde già previsto negli Stati Uniti per le superstar del basket e del football USA) agli ingaggi faraonici dei giocatori che hanno messo fuori mercato le proprietà Italiane di molti dei nostri maggiori club ceduti ad investitori Cinesi o Americani e bisogna allontanare dal nostro calcio i sedicenti procuratori dei calciatori, primi responsabili della crescita dei costi fuori ogni controllo, comprese ovviamente le pazzesche provvigioni dovute a questi personaggi che essendo dovute su ogni compravendita dei giocatori hanno causato le scomparse delle bandiere nel nostro calcio, ovvero di quei campioni che hanno militato tutta la loro carriera sotto una sola bandiera, come il celebre caso di Gigi Riva che rifiutò tutte le sirene miliardarie che lo tentavano per concludere la propria strepitosa carriera nel Cagliari.

E se vogliamo ripartire dai vivai e valorizzare i nostri giovani fra i quali potranno crescere i campioni di domani, bisogna mettere un limite al numero massimo di 5 calciatori stranieri che possono scendere in campo nelle nostre formazioni di Serie A, evitando il caso di squadre di prima fascia che spesso schierano 10 giocatori stranieri su 11 nelle proprie formazioni titolari.

Ma soprattutto bisognerà rifondare un calcio pulito liberandolo dalla invadenza dei dirigenti federali e della politica: se il calcio è davvero il nostro sport nazionale debbono rassegnare le dimissioni – quantomeno per culpa in vigilando – anche il Presidente del CONI Malagò ed il Ministro allo Sport Lotti.

Lo sport, ed il calcio soprattutto debbono essere gestiti da uomini di sport e di calcio: largo a tanti ex giocatori ed ex allenatori che hanno dimostrato di avere idee chiare e valori sani, per riportare in alto la Nazionale azzurra.

 

                                                                                                        Gianni Brandi