sabato, Dicembre 4, 2021
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Renata Rapposelli, sopralluogo degli inquirenti a Tolentino

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L’attesa svolta sul delitto di Renata Rapposelli, scomparsa il 9 ottobre scorso e trovata cadavere a Tolentino, potrebbe ormai essere ad un passo. Il supplemento di autopsia disposto per questa mattina è stato posticipato alle 17.00 di oggi pomeriggio. Nel mentre si è potuto apprendere che nella mattinata di giovedì verrà eseguito un nuovo accertamento sull’auto di Simone Santoleri, indagato insieme al padre Giuseppe per omicidio in concorso ed occultamento di cadavere, teso nello specifico a rinvenire tracce di terriccio che possano risultare compatibili con il terreno dell’area del fiume Chienti dove è stato rinvenuto il cadavere. Nell’arco della stessa giornata, alla presenza dei legali della difesa, gli inquirenti si recheranno a Tolentino per un sopralluogo mirato.

Sulle possibili cause della morte non è ancora dato sapere nulla di preciso, ma l’esame di oggi pomeriggio potrebbe rivelarsi risolutivo. La donna potrebbe essere stata avvelenata, strangolata o soffocata.

Il 9 ottobre Renata Rapposelli si reca a Giulianova in quanto preoccupata delle condizioni di salute del figlio. Da lì il litigio scaturito dalla ristrutturazione della cucina e relativo alle richieste economiche della donna all’ex marito, Giuseppe Santoleri. Il cellulare della donna si spegne presumibilmente in contemporanea, o quasi, alle utenze telefoniche dell’ex marito e del figlio.

La testimonianza della farmacista di Tortoreto mette in dubbio la ricostruzione dei fatti operata dai due indagati. La donna avrebbe visto la pittrice chiedere un calmante, poi erogato, intorno alle ore 17.00 dello stesso giorno. Tutto ciò non combacia con gli orari dichiarati da Simone e Giuseppe.

Dopo sequestri e perquisizioni nelle abitazioni di Giulianova e di Ancona (rispettivamente di Simone Santoleri e Renata Rapposelli) non si trovano tracce ematiche riconducibili ad una morte violenta della donna. Si prelevano a Giulianova lenzuola, coperte, oggetti, che potrebbero essere legati ad un eventuale trasporto del cadavere a Tolentino e farmaci che potrebbero comprovare l’ipotesi dell’avvelenamento.

Tuttavia, nel caso di un avvelenamento da farmaci, è difficile definire con precisione la dose letale, non solo perché variabile a seconda del tipo di farmaco utilizzato, ma anche per la variabilità legata alla dose assunta in rapporto al peso corporeo, alla intervariabilità individuale ed alla diversa tolleranza indotta da un uso cronico. Perchè l’avvelenamento da farmaci porti alla morte solitamente sono necessarie diverse ore.

Normalmente, quando si tratta di un delitto d’impeto, non si agisce per avvelenamento. L’avvelenamento presuppone una premeditazione e in ogni caso si basa su una conoscenza piuttosto elevata della posologia e degli effetti che i farmaci possono avere sulla persona anche in base al peso e alla proprie abitudini di vita.

Non essendo state accertate lesioni dal punto di vista scheletrico, riconducibili e ferite di arma da taglio o a colpi di arma da fuoco, è possibile che, a seguito di un evento imprevisto, chiunque sia stato, abbia agito in preda all’impeto con uno strangolamento o un soffocamento, non rilevabile da tracce ematiche. Fatto questo, il killer potrebbe aver trasportato il corpo di Renata Rapposelli in un sacco di qualsiasi tipo per recarsi in prossimità del fiume Chienti con l’intento di seppellire il corpo. E non è detto che qualcuno non sia sopraggiunto all’improvviso costringendo l’autore dell’omicidio a disfarsi del cadavere in maniera approssimativa.

Sembra in ogni caso che gli inquirenti siano ormai ben intenzionati a chiudere il caso nell’arco di ore.