sabato, Dicembre 4, 2021
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VALANGA DI RIGOPIANO: 23 NUOVI INDAGATI PER LE 29 VITTIME

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Era già nell’aria da tempo. Poi, di recente, la scomparsa del 58enne ex generale dei carabinieri forestali Guido Conti, suicida per il senso di colpa relativo al marginale ruolo avuto nelle autorizzazioni concesse per la zona benessere dell’hotel poi travolto dalla valanga del 18 gennaio, ha impietosamente riacceso i riflettori sul caso. E ora c’è una nuova ondata di indagati per la tragedia di Rigopiano.

Proprio oggi la Procura della Repubblica di Pescara ha notificato 23 nuovi avvisi di garanzia per la drammatica vicenda che ha visto purtroppo 29 vittime e sole 11 persone tratte in salvo dalla valanga, anche a seguito di una tardività nell’arrivo dei soccorsi.

Fra gli indagati diversi esponenti politici ed istituzionali fra cui il Presidente della Provincia di Pescara Di Marco, il sindaco di Farindola Lacchetta e l’ex Prefetto di Pescara Lacchetta.

Il mancato reperimento di una turbina spazzaneve per liberare le persone rimaste bloccate all’Hotel Rigopiano dalle forti nevicate occorse a metà gennaio sembra essere l’elemento centrale delle indagini: a seguito di ciò ritardò gravemente l’arrivo dei soccorsi dopo le tre scosse di terremoto del giorno 18 che provocarono il distacco della valanga dal Monte Siella della catena del Gran Sasso .

Delle 40 persone rimaste sepolte dalla neve dentro la struttura alberghiera solo 11 vennero tratte in salvo, ma per le restanti 29 purtroppo non ci fu nulla da fare.

Già lo scorso aprile era stata data notizia di sei persone, tra amministratori e funzionari pubblici, indagate dalla Procura della Repubblica di Pescara in relazione al drammatico evento.

Un dato in particolare avrebbe fatto riflettere: da due giorni prima della tragedia la Regione Abruzzo e la prefettura di Pescara avrebbero ricevuto bollettini che segnalavano un grave rischio valanghe anche nella zona della tragedia, ma dai server informatici degli enti istituzionali preposti non sarebbero risultate tracce di messaggi di posta elettronica di allerta destinati all’Hotel Rigopiano, né al Comune di Farindola ove ha sede la struttura.

All’epoca l’iscrizione nel registro degli indagati dei sei soggetti nei confronti dei quali era stato spiccato l’avviso di garanzia venne motivata con l’ipotesi  di omicidio e lesioni colpose.

Tra questi il direttore dell’albergo Bruno Di Tommaso, i due funzionari della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio ed il dipendente del comune di  Farindola Enrico Colangeli.

Ora, a distanza di quasi un anno, i magistrati di Pescara hanno ritenuto che, sussistano i pressupposti per la notifica dei nuovi avvisi di garanzia, basati sulla analisi della consulenza tecnica depositata agli atti della Procura.

                                                                                                       Gianni Brandi