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Federico Barakat, verità sulla sua morte: Strasburgo accoglie il ricorso

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La Corte dei Diritti umani di Strasburgo ha accolto il ricorso per il piccolo Federico Barakat, ucciso dal padre durante un incontro protetto nella sede della Asl di San Donato Milanese. Ora l’Italia dovrà rispondere a quattro quesiti chiave che serviranno a riesaminare il caso. E si spera che la vicenda del piccolo Federico ottenga la sperata giustizia. Da anni, ormai, la mamma, Antonella Penati, lotta da sola in nome del figlio.
Federico rappresenta tutti i figlicidi italiani, nella quasi totalità avvenuti a seguito di un femminicidio e sopratutto a causa del mancato ascolto delle vittime di violenza domestica.
Unico caso in occidente di “bambino ucciso in ambito protetto” perchè nè lui né la madre che denunciarono violenza e abusi del padre vennero mai ascoltati. Due anni di ingiustizia e nonostante le responsabilità gravi di chi doveva proteggerlo sono stati tutti assolti. I servizi sociali non hanno mai chiesto scusa e sono lì ancora al loro posto. La drammatica vicenda, grazie alla tenacia e alla forza di Antonella, è da qualche tempo approdata a Strasburgo.
La madre di Federico lotta per suo figlio, ma sopra tutto per tutti i bambini che in Italia subiscono violenza anche da parte delle istituzioni.
Riassumiamo la storia. Martedì 27 gennaio 2015 la Corte di Cassazione di Roma ha assolto i tre imputati per la morte di Federico Barakat, il bambino di 8 anni ucciso dal padre il 25 febbraio 2009 durante quello che avrebbe dovuto essere un incontro protetto dai servizi sociali nei locali dell’Asl del comune di San Donato Milanese.
 “Il padre di Federico  – ha raccontato Antonella nel corso di un’intervista rilasciata nel 2016 – era di origini egiziane ma stava in Italia da molto tempo. All’inizio della nostra storia era una persona integrata, colta, un ‘operatore turistico stimato. Ma poi la sua persona è drammaticamente cambiata sin da subito la nascita di nostro figlio”.
“La mia vita e quella del mio piccolino  – ha aggiunto – era precipitata in un incubo fatto dalle continue sparizioni e continui ritorni di suo padre, ogni volta sempre più disturbato, violento ed ossessivo. Come madre feci una scelta di allontanare la follia, la cattiveria , del padre dalla vita di Federico. Sono però iniziati anni di soprusi, minacce, aggressioni, vero e proprio STALKING fatto di minacce, telefonate in tutte le ore del giorno e della notte, inseguimenti in auto, (pochi giorni prima dell’uccisione mi stava buttando giù da un ponte , con a bordo Federico).  La Legge sullo stalking era in discussione proprio in quei giorni in Parlamento. E’ diventata legge 3 giorni dopo la sua morte”.
E ancora: “Mi sono rivolta ai Carabinieri, al Tribunale dei Minori di Milano, ai Servizi sociali di San Donato pensando mi potessero aiutare. Furono proprio questi ultimi che mi imposero di fare vedere al bambino al padre ( sottovalutando la sua pericolosità), tentai di oppormi ma fu tutto vano. Se mi fossi opposta alle visite in ambito protetto me lo avrebbero tolto così mi dicevano ogni volta che segnalavo l’aumento del disagio paterno”.
“ Signora cosa vuole che succeda  – cosi le sarebbe stato detto – ci siamo qui noi, ce ne assumiamo noi la responsabilità di suo figlio, lei pensi a fare la madre” . Dopo l’omicidio le fu recapitata mesi dopo ( a Dicembre, il primo Natale senza Federico ) via posta dal comune una lettera in cui le si diceva: “ il nostro staff non centra nulla”. “Mi definirono esagerata – questo il commento di Antonella – , ero colei che voleva ledere la figura genitoriale paterna”.
Federico Barakat è morto il 25 febbraio 2009 in seguito ad un’aggressione armata ad opera del padre, durante un colloquio, che era stato garantito sotto protezione, all’interno della ASL di San Donato Milanese. Prima di quel giorno, per anni Antonella e Federico avevano subito minacce e soprusi da quell’uomo ormai divenuto violento ed ossessivo. Malgrado le aggressioni continue, Tribunali, Carabinieri e assistenti sociali decisero di considerare la parte da tutelare (e proteggere) quella paterna, consentendogli di incontrare il piccolo, sottovalutando clamorosamente la pericolosità denunciata da madre e figlio.
Paradossalmente, quel contesto ritenuto sicuro e controllato fu lo stesso in cui l’uomo entrò indisturbato armato di coltello e pistola, lo stesso in cui lo uccise prima di togliersi la vita.
Il 27 gennaio 2015, le persone che dovevano tutelare Federico Barakat sono state assolte dalla Corte di Cassazione. Ma ora il caso è sotto la lente di ingrandimento della Corte di Strasburgo. E che giustizia venga finalmente fatta.

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