venerdì, Ottobre 30, 2020
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Giornata contro la violenza sulle donne: le passerelle non bastano

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In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, ha preso la parola ieri alla Camera la dottoressa violentata nella guardia medica di Trecastagni lo scorso 19 settembre. Questo in quanto invitata da Laura Boldrini all’iniziativa organizzata per dare voce alle vittime di abusi. In più occasioni la donna avrebbe accusato le Istituzioni di aver trattato con indifferenza il suo caso, fatta eccezione per la Boldrini stessa.

“Devo dire  – ha dichiarato in una delle interviste rilasciate – che l’ unica che si è rivolta nei miei confronti in maniera umana e sincera, da donna, è stata la presidente della Camera, Laura Boldrini. Mi ha chiamato, mi ha ascoltato e mi ha chiesto di essere presente alla manifestazione del 25 alla Camera. Per la ministra Lorenzin, sono molto rammaricata, ha fatto delle dichiarazioni formali subito dopo la vicenda e non si è degnata neppure di telefonarmi. Si è limitata alla buffonata dell’invio degli ispettori ministeriali”. E aggiunge: “Come posso essere in sintonia con donne come la Lorenzin, che si fa negare anche al telefono, o come la Boschi?”

La giornata contro la violenza sulla Donna, istituita con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999 delle Nazioni Unite e che ha designato il 25 Novembre di ogni anno come data di ricorrenza, sembra essere divenuta l’ennesima occasione in cui ci ci si trova ad assistere a sfilate di personaggi politici, spesso però non seguite da azioni concrete e serie per arginare il fenomeno.

Bisogna inoltre ricordare che i principi di rispetto reciproco e di lotta contro la violenza dovrebbero prescindere dal fatto che le vittime siano di genere maschile o femminile. Ogni forma di violenza è sbagliata, che sia su uomini, donne, o bambini.

Chiaramente il maggior numero di casi di vittime, al femminile, dipende dal fatto che l’uomo è in ogni caso dotato di maggiore forza fisica, il che rende la donna spesso impossibilitata a difendersi dalle violenze. Dovrebbero essere cultura, raziocinio, intelletto, civiltà, ad impedire che questa maggiore forza fisica serva ad espletare funzioni di tipo bestiale.

Purtroppo in poche culture si ravvisano rispetto e parità tra i due sessi, che pur svolgendo ruoli  e mansioni diversi, hanno caratteristiche complementari, sopperendo gli uni alle carenze degli altri.

La limitatezza del genere umano ha purtroppo nei millenni innescato una drammatica rivalità tra uomini e donne e la forza fisica ha fatto prevalere il genere maschile, privandolo della possibilità di un confronto fondamentale e costruttivo con il genere femminile.

Queste giornate non dovrebbero quindi limitarsi ad essere celebrazione demagogica e retorica, ma spingere ad azioni reali, visibili e riscontrabili perché la nostra torni ad essere una società civile, andando a fondo dei problemi e trovando reali soluzioni.

E’ chiaro che bisogna condannare la violenza perpetrata contro le donne, ma bisogna farlo in modo sostanziale e duro. Le giornate commemorative e di denuncia vanno bene, ma poi dovrebbe seguire una conseguente azione nei riguardi del fenomeno e soprattutto ci deve essere certezza della pena.

Va inoltre evidenziato come i nostri politici, sia uomini, sia donne, che si fanno promotori dei valori del rispetto e della civiltà, rischino di essere indirettamente fautori della cultura della donna come essere inferiore.

La politica dell’accoglienza a tutti i costi di soggetti, spesso pseudo-richiedenti asilo, che entrano nel nostro Paese senza rispettarne valori e cultura, portando talvolta con sé la visione della donna come essere inferiore o addirittura equiparata a beni materiali, potrebbe avere la sua responsabilità in questa appurata escalation di stupri e abusi. Ed è un aspetto su cui riflettere.

Negli ultimi anni si è avuta una crescita esponenziale della violenza verso le donne. Non trascorre giornata senza che si venga a conoscenza di azioni efferate nei loro confronti. E, forse, il continuo promuovere e spesso imporre culture molto distanti dalle nostre, che hanno come specificità sia la sottomissione sia la materializzazione della donna, a discapito della nostra tradizione, potrebbe avere il proprio ruolo nella perdita in Italia di quelle conquiste che avevano visto le donne sempre più emancipate e libere.

 

Non si promuove il ruolo della donna nella società coniando vocaboli come presidenta, sindaca, avvocata, dottora, professora. Non è la forma ma la sostanza a fare la differenza. Lascia infine senza parole il fatto che alcuni reati – vedi lo stalking –  possano essere stati depenalizzati sostituendo la giusta detenzione con ridicole ammende pecuniarie. E’ assolutamente necessario ripristinare la certezza della pena soprattutto per i delitti commessi contro le donne, al fine di rigettare la cultura della violenza e diffondere invece il dialogo ed il rispetto reciproco fra i sessi.

                 Ettore Lembo

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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