sabato, Novembre 27, 2021
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Vitalizi milionari in Valle D’Aosta: puntata choc di “Non è l’Arena”

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Svelato il segreto dei 57 ex consiglieri regionali della Valle D’Aosta che, grazie all’incredibile incasso anticipato dei vitalizi, hanno ottenuto all’inizio di quest’anno più di 23 milioni di euro (ovvero tutta la cifra in un’unica soluzione, onde evitare l’applicazione delle regole che valgono per tutti i cittadini). Il più fortunato avrebbe portato a casa oltre 1,3 milioni di euro e più della metà di loro sarebbe destinataria di cifre superiori ai 300 mila euro.

Della questione si è occupato questa sera  il programma di La7 “Non è l’Arena” condotto da Massimo Giletti. Carte alla mano, si è tentato di intervistare uno di questi ex consiglieri, che ha confermato e poi smentito la cosa, quasi avesse un’amnesia. Ospite del programma, insieme a Matteo Richetti e Gianfranco Rotondi, Daniela Santanchè, che ha dichiarato: “E poi ci si meraviglia se la gente non va a votare”.

Per ben tre volte l’inviato di “Non è l’Arena” di Giletti ha provato ad intervistare l’ex consigliere, che avrebbe portato a casa ben 1 milione e 200mila euro.

“Sono nauseato – questa la sua unica risposta – non ho voglia di fare neanche una chiacchiera. Non ho più voglia di fare niente”. Ma intanto i soldi li ha incassati senza problemi. E lo scandalo della casta continua.

Poi per i piccoli artigiani, dice Giletti, la vita è dura: ricevere finanziamenti non è semplice. E magari portano a casa 1000 euro al mese alzandosi alle 4 e mezzo del mattino.

Il Movimento 5 Stelle aveva chiesto per i parlamentari l’abolizione dei vitalizi. La Camera ha approvato quest’anno la proposta del Pd, un contributo di solidarietà che permetterà di risparmiare 2,5 milioni di euro all’anno.

Così, a partire dal primo maggio, gli ex deputati che ancora ricevono un vitalizio (quelli in carica fino al 2011), pagheranno un contributo del 10% su vitalizi dai 70mila gli 80mila euro annui, del 20% per quelli che vanno dagli 80mila ai 90 mila euro annui, del 30% per i vitalizi dai 90mila e i 100mila euro e del 40% su quelli superiori ai 100mila euro. Inoltre è stata avanzata dal presidente dell’Inps Boeri la proposta di applicare retroattivamente anche ai politici nazionali e regionali il sistema previdenziale di tipo contributivo valido per tutti i cittadini, il che comporterebbe una riduzione pari a circa il 70-80% della rendita dell’assegno attualmente percepito.

Ma facciamo un passo avanti ed eleviamoci dalla bagarre sui privilegi dei politici. Ammettiamo che ne abbiamo diritto. Anche se si può convenire sul fatto che andrebbero rimodulati gli importi ed è chiaro che il ruolo del politico non dovrebbe essere vincolato in maniera eccessiva al denaro. Perché lo capisce anche un bambino che poi si generano meccanismi per evitare di perdere i privilegi acquisiti.

Tuttavia, a fronte di tali sfacciati privilegi, perché non prevedere una pensione piena per i precari, quelli che magari lavorano tutta la vita con contratti para-subordinati per poi spesso svolgere mansioni a tempo pieno con vincolo di orario ma senza tutela  (co.co.co, co.co.pro e chi più ne ha più ne metta) per poi ritrovarsi, se va bene, con la pensione sociale? Parliamone.