domenica, Ottobre 17, 2021
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Berlusconi contro il trasformismo: tempi duri per Alfano

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Un Silvio Berlusconi in gran forma ha lanciato nel weekend la campagna elettorale di Forza Italia e di tutto il centrodestra con la partecipazione ad un convegno politico a Milano nella mattinata di ieri e con un’ ampia intervista televisiva andata poi in onda ieri sera sul servizio pubblico.

Oltre a prevedere una vittoria a valanga per la propria coalizione alle prossime elezioni nazionali in primavera, che vedrebbe raggiungere ampiamente la quota del 40% dei consensi, necessaria per poter governare da soli, Berlusconi ha voluto censurare duramente la teorica ipotesi alternativa rappresentata non più da un Partito Democratico in disarmo, ma dal Movimento 5 stelle di Grillo e Di Maio, definiti come un vecchio comico ed il candidato di una compagine di soggetti che non hanno mai lavorato in vita propria, incapaci ed inadeguati a poter governare l’Italia.

Ma soprattutto l’ex Primo Ministro più longevo del dopoguerra nel nostro Paese ha voluto chiarire agli elettori come le difficoltà di governo incontrate nella propria permanenza quasi decennale a Palazzo Chigi siano state provocate dai ripetuti voltafaccia commessi dai tanti alleati sleali ed inaffidabili che si sono avvicendati nel tempo, dal Bossi prima maniera, ai vari Buttiglione, Mastella, Follini, Casini fino ai casi più incredibili dei ribaltoni politici di Fini ed Alfano.

Contro questa autentica piaga italica rappresentata dal secolare trasformismo che alligna nelle aule parlamentari Berlusconi ha annunciato – d’intesa con i propri alleati della Lega e di Fratelli d’Italia – l’intenzione di cambiare la Costituzione introducendo finalmente l’obbligo per i parlamentari eletti del vincolo di mandato, per impedire nuovi transfughi politici che verrebbero costretti in caso di cambio di casacca a dimettersi dal Parlamento.

Tempi duri quindi per i vari Alfano e compagnia, come già si era visto in occasione delle ultime elezioni siciliane: ormai il trasformismo non paga più, e gli elettori sono definitivamente contrariati da simile condotte politiche.

Infatti dai risultati delle elezioni regionali siciliane di 3 settimane fa è giunto un inequivocabile avviso di sfratto dai palazzi del potere per la strana coppia costituita da Matteo Renzi ed Angelino Alfano.

Ricordiamo i dati definitivi: il candidato governatore del centrosinistra Fabrizio Micari ha ottenuto nelle urne 388 mila voti pari al 18,65% mentre le liste del Partito Democratico di Renzi e quelle di Alternativa Popolare di Alfano sono state votate rispettivamente da 250 pmila elettori pari al 13,02% e da 80 mila elettori pari al 4,17%, con conseguente pratica scomparsa dello stesso Alfano dalla scena politica nazionale.

Angelino Alfano in questo si accredita come degno erede della lunga schiera dei trasformisti che negli ultimi 20 anni si sono fatti eleggere dagli elettori del centrodestra per poi voltare la gabbana e precipitarsi a fare da stampella alla sinistra.

Dopo Buttiglione, Mastella, Follini, Casini, Fini tutti poi puniti nelle urne dagli elettori traditi dai propri eletti, nella attuale legislatura è stato il turno di Alfano e compagnia tutti pronti ad abbandonare il proprio mentore Berlusconi per accorrere in sostegno del governo Renzi – mai votato dagli Italiani – ove accomodarsi poi su tutte le poltrone disponibili.

E tale migrazione verso il centrosinistra ha visto ampie schiere di eletti di Forza Italia pronti a tradire il mandato ricevuto dai cittadini, puntando sulla fine politica di Berlusconi, e ad Alfano si sono uniti i vari Verdini, Bonaiuti, Bondi e compagnia, costituita da personaggi che al Cavaliere dovevano tutto e che non si sono fatti alcuno scrupolo nell’attaccare chi li aveva portati alle comode posizioni ottenute.

Ma soprattutto Alfano, all’epoca delfino di Berlusconi poi accantonato per mancanza del famoso quid si è distinto in questa corsa a sinistra: dal Cavaliere aveva ricevuto la investitura per una grande carriera politica, ed aveva compensato il suo benefattore con il ribaltone politico, l’abbraccio a Renzi come nuovo punto di riferimento e gli annunci dell’intenzione di svuotare Forza Italia dei suoi parlamentari da traghettare poi nel centrosinistra dove partecipare alle sorti magnifiche e progressive del Renzismo allora trionfante.

Come sia finito poi questo geniale ed ambizioso progetto politico è sotto gli occhi di tutti: Alfano è stato asfaltato dagli elettori in casa propria, finendo trombato nella sua Sicilia dove – pur reduce dagli incarichi di ministro della Giustizia, degli Interni e poi degli Esteri – non è nemmeno riuscito a superare la soglia di sbarramento restando fuori dalla Assemblea Regionale Siciliana con un partito come quello di Alternativo Popolare che perde pezzi ogni giorno.

Cosa dire di più della triste parabola politica di Angelino Alfano da Agrigento? Forse resta solo da ricordare la ingloriosa sorte dei pifferi di montagna, che partirono per suonare e si sa poi come tornarono.

Gianni Brandi