giovedì, Ottobre 22, 2020
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Renata Rapposelli, la verità negli esami dei Ris

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La chiave del mistero della morte di Renata Rapposelli, pittrice scomparsa il 9 ottobre scorso e poi trovata cadavere a Tolentino, è racchiuso negli esami che i Ris effettueranno il 1° dicembre a Roma, alle ore 11.00, sul terriccio e sull’erba prelevati nel corso del sopralluogo in prossimità del fiume Chienti, con comparazione dei campioni presi dall’auto di Simone Santoleri.

Simone e Giuseppe, figlio ed ex marito della donna, sono indagati per omicidio in concorso ed occultamento di cadavere. Nel frattempo sono iniziati gli esami tossicologici ed un  ruolo di grande rilievo avrà anche l’esito degli esami del Dna predisposti con lo scopo di accertare eventuali tracce sul corpo della donna.

Di certo l’ipotesi dell’avvelenamento richiederebbe una sorta di premeditazione, in quanto si deve essere a conoscenza dei dosaggi per peso, prevedere eventuali effetti sulla persona e in ogni caso la morte avviene in maniera non immediata.

L’assenza di tracce ematiche rinvenute nei luoghi sottoposti a sequestro e perquisizione da parte di Ris e carabinieri, insieme all’esito dell’autopsia, confermano che non si è trattato di morte violenta (nel senso di colpi d’arma da fuoco  o fendenti) riscontrabile sull’apparato scheletrico.

Intorno alle 17.00 del 9 ottobre, secondo quanto dichiarato dalla farmacista di Tortoreto che avrebbe reso testimonianza, la donna avrebbe acquistato un calmante e forse strisciato il proprio codice fiscale. Da lì il buio. Si spegne il cellulare di Renata e si spengono, per essere riaccesi tre giorni dopo, i telefoni di Simone e Giuseppe.

Ora, le ipotesi che sono attualmente al vaglio degli inquirenti sono, oltre al possibile avvelenamento, il soffocamento e/o lo strangolamento. Gli esami dei Ris sul terriccio prelevato in zona Chienti serviranno ad appurare, attraverso la comparazione con quanto rinvenuto nell’auto dei Santoleri, se il corpo sia stato trasportato o meno dal veicolo fino alla zona in cui è stato rinvenuto il cadavere.

 

 

 

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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