martedì, Ottobre 27, 2020
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ALFANO E’ FINITO, FINI INDAGATO: LA TRISTE FINE DEI TRASFORMISTI

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Siamo stati facili profeti già 3 mesi fa all’epoca dell’abbraccio mortale in Sicilia di Alfano al Partito Democratico ed ancor più a inizio novembre dopo i disastrosi risultati ottenuti da Alternativa popolare nelle urne isolane quando avevamo previsto che dagli elettori siculi sarebbe giunto un inequivocabile e perentorio avviso di sfratto dai palazzi del potere per la strana coppia costituita da Matteo Renzi ed Angelino Alfano.

Ricordiamo i dati definitivi delle elezioni siciliane: il candidato governatore del centrosinistra Fabrizio Micari aveva ottenuto nelle urne 388 mila voti pari al 18,65% mentre le liste di Alternativa Popolare di Alfano che correva insieme ai centristi di Pierferdinando Casini avevano ottenuto appena 80 mila elettori pari al 4,17%, riuscendo nel difficile “capolavoro” di restare fuori dal Parlamento Regionale siciliano, in casa quindi del Ministro degli Esteri.

E da lì ad un mese Angelino Alfano ha gettato la spugna, annunciando che non si ricandiderà alle prossime elezioni lasciando il Parlamento, ed anticipando così la solenne bocciatura che con ogni probabilità avrebbe ricevuto dagli Italiani.

Il Ministro degli Esteri ha optato per questa rinuncia probabilmente perchè dopo l’esperienza siciliana ha compreso che il trasformismo in politica, pur se legittimo ed assai diffuso nella esperienza italiana fin dalle prime legislature del Parlamento unitario di fine ‘800, oggi non paga più e non viene premiato dagli elettori.

Perciò Alfano, forse memore del pessimo risultato conseguito 5 anni fa da Gianfranco Fini che alle ultime elezioni politiche schierandosi insieme a Monti ottenne appena lo 0,47% per cento dei consensi con il suo Futuro per l’Italia realizzando in tal modo uno dei più grandi flop elettorali che si ricordino, ha preferito farsi da parte da solo.

In tal modo parrebbe aver fatto tesoro dell’insegnamento tratto dalla fallimentare esperienza politica dell’ex Presidente della Camera, che pareva destinata a luminosi traguardi poi completamente sfumati dopo la svolta antiberlusconiana punita dagli elettori, venendo danneggiata inoltre dalla indagine penale legata alla vicenda della svendita per soli 300 mila euro  della casa di Montecarlo – lasciata ad Alleanza Nazionale dal testamento di una nobildonna sostenitrice del partito – al cognato Giancarlo Tulliani (attualmente detenuto a Dubai per riciclaggio internazionale dopo essersi autoarrestato nel tentativo di ottenere il fermo dei giornalisti della troupe di Massimo Giletti) che ha provveduto poi a rivenderla per oltre 1 milione e 200 mila euro.

Politicamente Angelino Alfano si accredita comunque come degno erede della lunga schiera dei trasformisti che negli ultimi 20 anni si sono fatti eleggere dagli elettori del centrodestra per poi voltare la gabbana e precipitarsi a fare da stampella alla sinistra.

Dopo Buttiglione, Mastella, Follini, Casini, Fini tutti poi puniti nelle urne dagli elettori traditi dai propri rappresentanti, nella attuale legislatura è stato il turno di Alfano che in numerosa compagnia è stato pronto ad abbandonare il proprio mentore Berlusconi per accorrere in sostegno del governo Renzi – mai votato dagli Italiani – ove accomodarsi poi su tutte le poltrone disponibili.

E tale migrazione verso il centrosinistra ha visto ampie schiere di eletti di Forza Italia puntare sulla fine politica di Berlusconi ed appoggiare il centrosinistra venendo meno al mandato ricevuto dai cittadini.

Ad Alfano si sono aggiunti poi i vari Verdini, Bonaiuti, Bondi e compagnia, costituita da personaggi che al Cavaliere politicamente dovevano tutto e che non si sono fatti alcuno scrupolo nell’abbandonare chi li aveva portati alle comode posizioni ottenute.

Ma soprattutto Alfano, all’epoca delfino di Berlusconi poi accantonato per mancanza del famoso quid si è distinto in questa corsa ad appoggiare la sinistra; dal Cavaliere aveva ricevuto la investitura per una grande carriera politica, ricompensandolo poi con un voltafaccia politico, l’abbraccio a Renzi come nuovo punto di riferimento e gli annunci dell’intenzione di svuotare Forza Italia dei suoi parlamentari da traghettare poi nel centrosinistra dove partecipare alle sorti magnifiche e progressive del Renzismo allora trionfante.

Purtroppo Alfano e Fini nella corsa ad attaccare Berlusconi allo scopo di tentare di raccoglierne l’eredità politica dopo aver tradito il voto ricevuto dagli Italiani, non hanno fatto i conti con il fastidio che il trasformismo genera ormai da anni nei cittadini che hanno poi provveduto ad affondare le ambizioni dei due personaggi citati, nonché di tutti quelli che dopo essersi fatti votare a destra si sono poi precipitati ad appoggiare la sinistra di governo, improvvisamente folgorati sulla via di Damasco.

Come sia finito poi questo geniale ed ambizioso progetto politico dei novelli San Paolo è sotto gli occhi di tutti: Alfano è stato asfaltato dagli elettori in casa propria, finendo fuori dalla Assemblea regionale nella sua Sicilia dove – pur reduce dagli incarichi di ministro della Giustizia, degli Interni e poi degli Esteri – non è nemmeno riuscito a superare la soglia di sbarramento con un partito come quello di Alternativa Popolare che perde pezzi ogni giorno, mentre Fini già da tempo è stato giudicato politicamente e mandato a casa dal popolo sovrano in occasione delle ultime elezioni politiche del 2013.

Cosa dire ancora delle tristi parabole politiche di Angelino Alfano da Agrigento e di Gianfranco Fini da Bologna dapprima alleati di ferro e poi fieri nemici di Silvio Berlusconi e del centrodestra?

Forse resta solo da rammentare come il repentino ribaltamento delle proprie collocazioni ed alleanze politiche, pur se legittimo in assenza in Italia di un vincolo di mandato che imponga – come in molti altri Paesi occidentali – di dimettersi da parlamentare in tali casi per cercare poi di farsi rieleggere nelle nuove collocazioni politiche spesso non viene apprezzato dagli  elettori, come ampiamente sperimentato.

Ma infine nei giorni scorsi ci ha pensato lo stesso Berlusconi, ex Primo Ministro più longevo del dopoguerra nel nostro Paese, a chiarire agli elettori come le difficoltà di governo incontrate nella propria permanenza quasi decennale a Palazzo Chigi siano state provocate dai ripetuti voltafaccia commessi dai tanti alleati sleali ed inaffidabili che si sono avvicendati nel tempo, dal Bossi prima maniera, ai vari Buttiglione, Mastella, Follini, Casini fino ai casi più incredibili di Fini ed Alfano.

E contro questa autentica piaga italica rappresentata dal secolare trasformismo che alligna nelle aule parlamentari Berlusconi ha annunciato – d’intesa con i propri alleati della Lega e di Fratelli d’Italia – l’intenzione di cambiare la Costituzione introducendo finalmente l’obbligo per i parlamentari eletti del vincolo di mandato, per impedire nuovi voltagabbana che verrebbero costretti in caso di cambio di casacca a dimettersi dal Parlamento.

    Gianni Brandi

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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