domenica, Ottobre 25, 2020
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SOCIAL NETWORK: Lotta all’odio o censura per chi è antigovernativo?

pontinia

In questo ultimo anno ed in particolare negli ultimi mesi, non trascorre giorno senza che diversi utenti dei più noti social network vengano censurati, sospesi, bloccati ed in alcuni casi bannati definitivamente.

Certo alcuni utenti sono giustamente bloccati per spamming o vere e proprie molestie;  ricordiamo che spesso accade di trovare il  proprio profilo ed i commenti intasati da fastidiose offerte di prestiti che lasciavano intravedere una forma di pubblicità forse non sempre legale, così come spesso ci si trovava con immagini poco edificanti nel proprio profilo, per cui ben vengano le censure contro queste attività fastidiose e spesso illecite.

La violenza imposta da culture che non hanno nulla a che vedere con la nostra, e che hanno inondato il web di immagini terrificanti, hanno ancor di più contribuito a far si che i gestori dei social network si trovassero costretti ad intensificare il contrasto contro gli abusi  violenti di questo bello, ma terribile strumento che è la rete globale.

Ben venga quindi quando le misure repressive servono per eliminare certe immagini e reprimere certi comportamenti inaccettabili di alcuni utenti, intollerabili proprio perché violenti.

Tuttavia negli ultimi mesi sembra invece che la censura di alcuni utenti o l’eliminazione di alcuni post siano frutto non già della necessaria repressione motivata da motivi di decenza o per aver intasato certi profili di pubblicità non gradita, bensì per motivi ideologici e politici, dal momento che sempre più purtroppo i social network vengono utilizzati a fini di informazione e propaganda politica, piaccia o no.

Sembrerebbe infatti che troppi utenti siano stati oscurati o addirittura bannati solo per aver scritto alcuni post a difesa della propria cultura politica, caratterizzata da valori patriottici, nazionalisti o semplicemente tradizionalisti.

Così come alcuni utenti solo perché nel corretto uso dell’informazione patriottica raggiungono un elevato numero di lettori, vengono anch’essi bloccati per periodi che vanno da 24 ore ad una intera settimana.

Non è difficile stabilire se si tratta di spam o di diffusione di informazione corretta e spesso dovuta.

Ciò che di più fa riflettere è il fatto che troppo spesso vengono bloccate persone di una corrente politica opposta all’attuale orientamento governativo: cosa ancor più inquietante se si considera che qui in Italia l’attuale governo è ormai il quarto in 6 anni non votato dai cittadini.

In pratica si corre il rischio di una vera e propria dittatura socio-politica strisciante all’insegna del cosiddetto “politically correct” di tendenza progressista; accade quindi che tesi assolutamente similari nei toni e nei contenuti, ma speculari negli orientamenti politici vengano spesso impropriamente giustificate se provenienti da fonti filo-governative, o aspramente criticate o addirittura bannate se provenienti da orientamenti opposti.

Tra i casi più frequenti si ha la censura di chi scrive contro una evidente invasione del nostro Paese da parte dei clandestini che  continuano a riversarsi nei nostri porti e sulle nostre coste.

A tale riguardo basta semplicemente evidenziare i casi di efferati crimini commessi da clandestini per subire la censura dei social network; analoga spesso la sorte di chi si permette di scrivere per censurare i sempre più frequenti esibizionismi di tipo omosessuale a cui assistiamo nelle nostre città in luoghi pubblici o frequntati da minori.

Il contrapporsi alla cultura cosiddetta “gender”, tra l’altro imposta anche nelle scuole da leggi imposte dall’attuale  Governo per propri fini ideologici, ma indigeste per la maggioranza degli Italiani, viene mal tollerato dai social network, che immediatamente interviene secondo una non ben definita concezione di condotta illecita.

Colui che scrive pur essendo un cittadino onesto e non violento viene spesso identificato come razzista, omofobo, xenofobo.

Negli ultimi periodi, si sta assistendo ad un incremento della censura, per di più identificando  certi comportamenti semplicemente patriottici come nostalgici di passati regimi, pur non avendo nulla a che vedere  con certi periodi storici, oramai già trascorsi che andrebbero storicizzati e non demonizzati, e che comunque sono già oggetto di divieto di apologia come ben sanno anche i sassi.

Quel che è peggio tuttavia è che la politica Governativa, alcuni Ministri, politici costituenti una maggioranza di Governo sempre più in affanno a causa del crollo nei consensi cavalcano sempre di più queste assurde tesi per far censurare coloro i quali non sono allineati al loro pensiero, cercando invano in tal modo di recuperare popolarità presso le Italiane e gli Italiani perbene, interessati  invece a tutt’altro genere di problemi assai più concreti.

Tutto ciò come ovvio mina fortemente ogni forma di democrazia e di libertà, pur  nel rispetto dell’espressione delle proprie opinioni che devono essere libere certamente purché non offendano nessuno.

Il censurare continuamente coloro i quali sono in disaccordo con il volere governativo, ha innescato una deriva di latente violenza sempre più percepibile e percepita, dove da un lato si ha l’immediata repressione, dall’altro invece si ha la certezza di poter asserire e dire anche violentemente ciò che si vuole impunemente.

L’efferatezza di questa diatriba pericolosissima ha culmine in un fatto di cronaca avvenuta in questi giorni.

Un fotografo – verosimilmente ben istruito – violando ogni forma di riservatezza e contravvenendo al divieto di scattare fotografie in prossimità di obiettivi militari, ha immortalato una bandiera da guerra dell’esercito del Secondo Impero Tedesco in uso nella prima guerra mondiale fino al 1918 (e quindi ben prima della apparizione del sulla scena della storia del Terzo Impero negli anni ’30 del secolo scorso) appesa nella camerata che ospita un giovane Carabiniere appassionato di storia.

Immediata ed IMMOTIVATA se non strumentale ed ideologica, la reazione di un Ministro che ha scambiato la bandiera per simbolo Nazista e ha chiesto l’immediato intervento del Comando dei Carabinieri per invocare un provvedimento esemplare contro il proprietario della bandiera sotto accusa.

Probabilmente la finalità ideologica del ministro è quella di sollevare un problema inesistente ma che possa distogliere  l’interesse della popolazione su problemi ben più gravi.

Sui social si è scatenata una accesa difesa del militare, e in tanti sono stati inspiegabilmente sospesi e bloccati.

La cosa che fa riflettere è il fatto che non viene bloccato chi deliberatamente  offende ed incita alla violenza ma fa parte del…. Pensiero governativo.

Ecco una discussione non censurata e tuttora presente sui social network.

-ND scrive

: “I nazifascisti sono dei malati che appartengono ad una razza inferiore. Sono degli animali sottosvilupati, il cancro della nostra societa’… I partigiani, gli americani ed i russi hanno sbagliato… Dovevano ammazzarli tutti nel 1945…”

-Risposta di un Utente

: “Queste affermazioni sono degne di quei nazisti che dici di voler osteggiare ma che

in pratica ammiri ed invidi dal momento che utilizzi lo stesso linguaggio e vorresti imitarne i loro metodi …. bisogna prima accendere il cervello…”

-ND risponde

: “Ma tu perche’ non lo accendi mai?  E quasi dimenticavo… W Piazzale Loreto! Alla faccia di ogni merda!!!”

Si grida allo scandalo e si censurano immagini che ritraggono politici governativi vilipesi o frutto di fotomontaggi satirici, ma nessuna censura per chi invece chi ha pubblicato un leader dell’opposizione legato ed imbavagliato con lo sfondo di una bandiera delle Brigate Rosse, quasi a istigare una violenza nei confronti di un esponente politico scomodo in quanto ostile all’attuale maggioranza politica.

​   E’ inevitabile  dedurre i due pesi e le due misure assai diverse adottate dai maggiori social network, funzionali a una precise volontà politiche filogovernative, assai utili in particolar modo a ridosso delle prossime – e assai sospirate – elezioni politiche.

Insomma, un governo che dice di condannare l’odio mette alla sbarra chi dall’opposizione osa ribellarsi, ma dimentica di condannare severamente chi non essendo all’opposizione incita in maniera efferata all’odio più profondo.

                                                                   

                                                 Ettore Lembo

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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