mercoledì, Ottobre 16, 2019
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SOTTRAZIONE DI MINORI ALL’ESTERO: LA STORIA DI RASSU

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Il 4 ottobre 2007 l’ex moglie di L. Rassu, aiutata dai suoi genitori, sottrae la figlia di 2 anni dall’abitazione coniugale. Da allora sono passati quasi quattromila giorni, durante i quali la piccola è stata trattenuta in Slovacchia.

Trascorso inutilmente il primo anno dalla denuncia di sottrazione e dalla presentazione all’Autorità centrale dell’Istanza di restituzione ai sensi della Convenzione dell’Aja il padre, disperato, sottoscrive in Italia un accordo consensuale con la madre. In esso viene stabilito che la bambina debba vivere in Slovacchia ma viene anche assicurato al padre un ampio diritto di visita.

Purtroppo la madre decide di non rispettare l’accordo, impedendo da quel momento in poi al suo ex, che continua comunque a pagarle il mantenimento, di incontrare, vedere o sentire la bimba. Le cose paradossalmente peggiorano a seguito di un provvedimento del tribunale slovacco che richiama al rispetto dell’accordo la signora. Questa decide di avviare un nuovo procedimento basato su accuse rivolte alla figura paterna.


Rassu, dopo anni di battaglie legali ed ingenti esborsi economici, è ormai privo di risorse per pagare gli avvocati in Slovacchia. Allora egli decide di scrivere una lettera al giudice per rappresentare la sua situazione, ma nel corso di un’udienza svoltasi il 28 febbraio 2014 a Ruzomberok, alla quale ha partecipato anche la bambina, arriva la doccia fredda: l’affidamento esclusivo della minore alla mamma, con possibilità, teorica, per il padre di vedere la figlia solamente 6 ore al mese, sempre in presenza della madre.

Nel frattempo Rassu, dopo 10 anni, non ha ancora smesso di pagare con costanza il mantenimento all’ex moglie, che continua a negargli qualsiasi contatto, anche telefonico, con l’amata figlioletta.

Lorenzo Pallotta

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