venerdì, Luglio 30, 2021
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Renata Rapposelli, una testimonianza inchioderebbe Simone

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Colpo di scena nella vicenda della morte di Renata Rapposelli, pittrice scomparsa lo scorso 9 ottobre e trovata cadavere a Tolentino. Una nuova testimonianza, riportata nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto?” smentirebbe Simone Santoleri sulla sua mancata frequentazione di Tolentino e delle zone del Chienti.

Tra l’altro, dalle risultanze scaturite nel corso delle indagini coordinate dalla procura, sembrerebbe che utilizzando il suo pc Simone abbia più volte digitato “Chienti”.  Ad inchiodare il figlio di Renata Rapposelli, indagato insieme al padre Giuseppe per omicidio in concorso ed occultamento di cadavere, sarebbe una vecchia conoscenza.

“Simone sa di essere stato sul fiume Chienti. Ci siamo stati insieme, quando facevamo le passeggiate a Belforte. Ho deciso di parlare quando lui ha detto che non c’è mai stato e invece sa che c’è stato. Ogni volta che rivedo i suoi occhi ho i brividi”. Parole che, se confermate e ritenute attendibili, andrebbero a mettere in discussione in maniera inequivocabile le precedenti dichiarazioni dell’uomo.

Si sarebbero frequentati per cinque mesi, poi Simone avrebbe cercato di stringere la relazione. La donna dichiara di aver dovuto cambiare casa e telefono per non essere più trovata da lui. Una testimonianza che getta una luce ancora più inquietante su tutta la vicenda e che di certo fa traballare la posizione del figlio della pittrice.

Il 9 ottobre Renata Rapposelli si reca a Giulianova in quanto preoccupata delle condizioni di salute del figlio. Da lì il litigio scaturito da motivazioni di tipo economico e relativo alle richieste economiche della donna all’ex marito, Giuseppe Santoleri.

Il cellulare della donna si spegne presumibilmente in contemporanea, o quasi, alle utenze telefoniche dell’ex marito e del figlio. La testimonianza della farmacista di Tortoreto mette in dubbio la ricostruzione dei fatti operata dai due indagati. La donna avrebbe visto la pittrice chiedere un calmante, poi erogato, intorno alle ore 17.00 dello stesso giorno. Tutto ciò non combacia con gli orari dichiarati da Simone e Giuseppe.

I vicini avrebbero detto che la madre di Simone lo cacciava spesso di casa e che era ossessionata dalla religione. Descrivono lui come un giovane timido e rispettoso.  Una donna si sarebbe inoltre recata dai carabinieri per dichiarare che alle 16 di un pomeriggio – non ricorda di quale giorno di preciso – avrebbe sentito urlare Simone, usando epiteti non piacevoli rivolti ad una donna.

La descrizione di Simone stilata nell’ultima testimonianza riportata nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto” ribalta completamente le carte in tavola.

 

Redazione
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