sabato, Ottobre 24, 2020
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Caso Rapposelli, il profilo del parafango non coincide

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Nessun elemento di prova è arrivato dalla comparazione del pezzo di plastica trovato a Tolentino, in prossimità del fiume Chienti, luogo dove è stato rinvenuto il cadavere di Renata Rapposelli, scomparsa il 9 ottobre scorso. Non risulterebbe essere infatti compatibile con il parafango dell’auto di Simone Santoleri, figlio della donna ed indagato insieme al padre Giuseppe per omicidio in concorso ed occultamento di cadavere.

Dall’altra parte, però, come evidenziato dall’ultima puntata di Quarto Grado, sembrerebbero essere emerse ulteriori testimonianze relative al pomeriggio del 9 ottobre, giorno in cui la pittrice si sarebbe recata a casa del figlio preoccupata delle sue condizioni di salute.

Un’istruttrice della palestra sottostante l’abitazione dei Santoleri avrebbe udito Simone scagliarsi contro la madre con parole poco riguardose, epiteti poco edificanti ed urla bestiali. “Sei venuta solo per le tue cose – avrebbe detto – a te interessano solo i soldi”. Tutto questo, se confermato, ovviamente non deporrebbe a suo favore.

In precedenza, una ulteriore testimonianza, riportata nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto?” , avrebbe smentito Simone Santoleri sulla sua mancata frequentazione di Tolentino e delle zone del Chienti.

Tra l’altro, dalle risultanze scaturite nel corso delle indagini coordinate dalla procura, sembrerebbe che utilizzando il suo pc Simone abbia più volte digitato “Chienti”.  Ad inchiodare il figlio di Renata Rapposelli, relativamente a questo aspetto, sarebbe una vecchia conoscenza.

“Simone sa di essere stato sul fiume Chienti. Ci siamo stati insieme, quando facevamo le passeggiate a Belforte. Ho deciso di parlare quando lui ha detto che non c’è mai stato e invece sa che c’è stato. Ogni volta che rivedo i suoi occhi ho i brividi”. Parole che, se ritenute attendibili, andrebbero a mettere in discussione in maniera inequivocabile le precedenti dichiarazioni dell’uomo.

Si sarebbero frequentati per cinque mesi, poi Simone avrebbe cercato di stringere la relazione. La donna dichiara di aver dovuto cambiare casa e telefono per non essere più trovata da lui.

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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